Ceresole Reale ci ha accolto sabato pomeriggio con pioggia, 11°C e nuvole basse che avvolgevano tutto. Dopo il ritiro del pettorale e il briefing di rito insieme a Paso, mi sono ritirato con la famigliola in albergo per la classica cena "frugale" dell'atleta (antipasti vari e agnolotti innaffiati da un buon bicchiere di bonarda

). A proposito vicino a noi un top runner si stava "scofanando" un piatto di riso in bianco condito da una ricca scatoletta di tonno con un filo d'olio...questi sono i veri atleti, ma che sacrifici

! Fortunatamente i bimbi hanno dormito saporitamente e mi hanno concesso queste 6 ore di sonno fino alla sveglia delle 4 (come ogni volta prima di una gara impegnativa con partenze antelucane vorrei spegnerla, far finta di niente e risvegliarmi più tardi dicendo: peccato, non mi sono svegliato in tempo!). Colazione sostanziosa con gli altri "condannati", autostop davanti all'hotel per fermare la navetta che alle 5 ci ha portato attraverso il bellissimo Vallone di Piantonetto illuminato dall'alba verso il lago di Teleccio. Dopo un minuzioso controllo materiale (ben venga!) e una rapida spunta mi sono ritrovato con Paso sulla diga con un tempo splendido e una temperatura "frizzante" pronti per partire alle 7 (abbiamo accennato anche 2-300 m di riscaldamento!). Il breve tratto in falsopiano è stato abbastanza concitato, perchè nessuno voleva arrivare "imbottigliato" all'inizio del sentiero, anche se il rallentamento nel mio caso è stato provvidenziale per non bruciare subito le energie. La risalita al Colle dei Becchi (la più lunga della gara) con finale su nevaio è stata veramente splendida e tosta, quasi un vertical al cospetto delle splendide montagne a picco sul lago di Teleccio. Mentre mettevo piede sul nevaio vedevo a 200 m il Paso che stava raggiungendo il colle e ho pensato: forse questa volta non mi rifila un'enormità, evidentemente sbagliando

. Dal colle si è aperta di fronte a noi una splendida vista sulla versante sud del Gran Paradiso e di altre splendide montagne che ha ampiamente ripagato lo sforzo. La lenta e indaginosa discesa su blocchi giganti di granito, priva di neve (se non per qualche nevaio sparso qui e la), mi è costata nell'ordine: gli occhiali da sole (persi tra i massi), escoriazioni a un braccio sul nevaio ghiacciato (una corda fissa data la pendenza, la scivolosità sulla neve dura-ghiacciata e la continua scarica di sassi, che ha rischiato di travolgere alcuni atleti, sarebbe stata utile), abrasioni varie alle mani nella "disarrampicata". All fine della discesa un fornito ristoro all'Alpe La Bruna (acqua, thè, coca, sali, formaggio, mocetta, crostate, crackers, uvetta, ecc.) mi ha caricato in vista della veloce salita alla Bocchetta del Ges su terreno sempre sassoso dove non ci si poteva distrarre più di tanto. La discesa tecnica sulla Casa di Caccia Gran Piano (altro lauto ristoro con volontari sorridenti e gentili come su tutto il percorso!) e il bellissimo traverso verso l'Alpe Breuil tutto da correre ci hanno portato al bivio tra le due gare (la "corta" Roc Skyrace di 32 km e la lunga Royal Skymarathon) dove, devo confessarlo, mi è balenato per più di un attimo il pensiero di "abbreviare" le mie fatiche! La salita al Colle della Porta, GPM della gara, è stata una vera fucilata in un ambiente severo e magico con una splendida cascata, numerosissimi fiumi/ruscelli da attraversare (all'arrivo avrò i piedi macerati dagli innumerevoli guadi!) e alcuni nevai da risalire (per un attimo ho invidiato chi aveva i bastoni, solo un attimo però

!). Una breve discesa ci ha portati allo splendido laghetto di Lillet con tanto di mucche al pascolo che mi hanno fatto pensare: chissà che buoni latte, burro e formaggio di questi animali che pascolano a 2700 m! Sulla breve e secca risalita a zig-zag al Colle della Porta ho incrociato dei bikers ai quali ho detto: non so se siamo più folli noi o voi, considerate le discese ripide ed esposte! La lunga discesa a fondovalle sulle "mulattiere reali" ha richiesto molta concentrazione per via dei soliti innumerevoli sassi di tutte le forme e dimensioni: quando mi rilassavo un attimo, un secondo dopo avevo già inciampato! Sotto il Bastalon, lungo i numerosi tornanti prima di Ponte Carro, ho potuto vedere quello che Paso ha descritto nella sua discesa: gente che ce l'ho avuta dietro tutta la gara e anche di parecchio, improvvisamente mi si è materializzata davanti, nel mio caso ragazza vestita come la Forsberg con pettorale 126 al quale ho detto in faccia: onesta! e ovviamente ha fatto finta di niente

. Altro che "nelle skyrace si fa così"! Ad ogni tornante era piazzata una bandierina e, come da regolamento, bisognava rimanere sul percorso balisato (se non ci fosse stata non avrei avuto niente da dire!). La salita verso il rifugio Jervis con l'aumentare delle temperature e il calare delle energie mi ha fatto letteralmente raschiare il fondo del barile con un primo tratto a trascinare un gruppetto e superare gente e poi, non scorgendo il rifugio in lontananza, a sopravvivere sotto il sole, un passo dopo l'altro, con gli occhi sull'altimetro, agognando i 2250 m del ristoro che non arrivavano mai visti i numerosi falsopiani che dilatavano la distanza. Al rifugio ho fatto scorta di viveri, mischiando dolce e salato con anche un gel come aperitivo e mi sono sforzato di correre almeno i tratti lungo il laghetto con la vista in lontananza dell'ultima salita, praticamente uno strappo di 300 m+ in meno di 1 km. Al Colle del Nel, dopo pochi istanti per salutare i volontari, i soccorritori e gli escursionisti tutti molto gentili e partecipi della nostra fatica e scambiare due chiacchiere con un simpatico bergamasco col quale mi sono incrociato diverse volte nel corso della giornata, non mi è rimasto altro che intraprendere l'ultima discesa spaccagambe con le ginocchia in fiamme su un sentiero sassoso verticale a gradoni e le enrgie che stavano lentamente evaporando. Solito siparietto a metà discesa con i volontari e le solite irrealistiche previsioni (40' e sei arrivato!) ripetute esattamente le stesse 20' dopo

... La visione del lago di Ceresole e gli infiniti tornanti nel bosco sono stati la parte più dura della gara, con un occhio alle radici e uno al GPS (ancora 3 km, ancora 300 m-...). L'arrivo sull'asfalto e il rpofumo del traguardo a poco più di 1 km come sempre mi hanno fatto rinvenire (non senza dopo essere stato superato da uno zombie come me ma improvvisamente "rianimato", mannaggia!): tanta gente ai bordi della strada che dava il cinque e incitava, volontari o semplici turisti. L'arrivo al Rifugio Mila, salutato prima da un grandissimo Paso che ha fatto un tempone galattico (sotto le 9 ore e senza l'aiuto della neve in discesa della scorsa edizione!), mano nella mano con il mio bimbo più grande, è stato veramente speciale ed emozionante! Ottimo ristoro con panino maxi, salsiccia e formaggio e birrone di rito, doccia calda, due chiacchiere con chi ha condiviso con me la bellissima giornata di fatica con negli occhi ancora la straordinaria bellezza di queste montagne, per alcuni versi molto simili alle mie, verdissime, ricchissime di pascoli, acqua in tutte le sue forme, dalla cascata al ruscello al laghetto alpino color verde smeraldo. Grazie a chi ha organizzato questo splendido (e faticoso) "viaggio" con competenza e calore! P.S. Per gli amanti dei numeri il GPS mi ha restituito: 50.28 km, 3336m+ e 3658m-.