Luciano ha scritto:
Il Doping può far diventare più forti, più veloci e più resistenti; in alcuni Sport, tipo scherma, tiro a segno, bocce, biliardo, etc. grazie ai betabloccanti, anche più calmi e riflessivi, ma non può cambiare la tecnica di corsa in Montagna, specie in discesa e più questa è tecnica e più il divario tra uno bravo ed solo un po' meno bravo, aumenta! Kilian può essere battuto da un dopato solo se questo è appena, appena inferiore a lui...per farla breve, io da dopato potrei battere uno che mi da' 10' in un Trail di 40 km. Ci sarà chi dirà che il Doping ti fa essere più lucido in discesa: balle! Il Doping che aumenta forza e resistenza, fa abbassare l'attenzione, si corre a testa bassa e spesso si cade o si va a sbattere
Viceversa, ma qui andiamo OT, perchè io parlavo solo di Trail, il ricorso alla chimica in gare estreme permette di restare svegli per giorni e giorni e senza sentire dolori e influisce parecchio sul risultato, però le conseguenze e gli effetti collaterali sono tremendi e ad un'effimera gloria, si prospetta una vecchiaia da infermi...ammesso che alla vecchiaia ci si arrivi

P.S. Aspetto sempre di leggere la relazione del Prof. Trabucchi sui danni indotti dalla privazione del sonno; ricerca fatta durante e dopo il 1° TOR
E va bene, hai risposto e quantomeno spiegato quanto volevi esprimere in precedenza, e ti ringrazio per questo.
Hai certamente ragione ma...ma...uhmmm, dico la mia in proposito.
Premesso che tutto il discorso va sempre ammantato di una buona dose di "forse" eh, giacché al mondo di gente piena di certezze ce ne già fin troppa.
Dunque: secondo il mio punto di vista, il trail running va a tutti gli effetti considerato sia uno sport di resistenza ("di fondo", si direbbe in altri termini), sia uno sport estremo (correre una 100 miglia è "estremo", o anche UTMB o Tor o altro ancora). Dunque ahimè, è disciplina soggetta come e più di altre alla piaga del doping, in tutte le sue forme e fasi storiche più variegate. E soprattutto (e qui esprimo un altro punto del mio discorso), in tutte le sue fasce di praticanti (tradotto: a tutti i livelli).
In breve. Tu fai l`esempio di "quello bravo che vince". Bene. Secondo me però, oggi il doping ha anzitutto una sfera di applicazione ben lontana da quella dell`ottenimento di una semplice vittoria. In parole povere, al giorno d`oggi non ci si dopa più per vincere.
Piuttosto, ci si dopa per recuperare dalle singole fatiche, e poter (questo sì) vincere tanto e a ripetizione, qualora per vari motivi (sponsor, pressioni varie, ecc...) si venga "costretti" a correre tante cose diverse nel corso di una singola stagione.
E in più oggi , con la programmazione che c`è, ci si dopa forse a gennaio, per essere pronti e carichi ad Agosto. Lego questa considerazione alla mera presa d`atto che purtroppo il doping, in questo momento, è molto avanti all`ANTIdoping.
Mi pare di aver sentito, credo a proposito proprio del Tor dello scorso anno, di controlli antidoping fatti...sulle urine. Ma scherziamo? Roba da anni `80, forse. Oggi, assolutamente insufficiente.
Il discorso tecnica-uso di doping. Ok,, è una tua opinione e la rispetto ma...non la condivido. Spiego la mia: sempre "quello bravo" di cui sopra, impara a correre bene in discesa (ma pure in salita e in piano) senza bisogno di doparsi. Il doping NON insegna a correre. Ma ciò non significa che non faccia uso a pratiche dopanti in un secondo momento, appunto per "recuperare" meglio, oppure anche proprio per vincere (doping finalizzato alla singola prestazione).
E così abbiamo sistemato "quelli bravi che vincono".
Ora due parole veloci sulla`altro aspetto. Il vero disastro, a mio avviso. Ovverosia, il doping tra gli age-group.
Quello che ti serve appunto per vincere il sacchetto di prosciutto nella tua categoria, o per battere il collega dell`ufficio che ti da 10 minuti ogni Domenica. Quel tipo di doping appunto, è totalmente infernale e incontrollato e - come mi pare scrivi anche tu - il più "pericoloso".
Perché allora sì che senza una strategia di doping ben precisa (senza insomma una struttura di un certo tipo alle spalle - che si chiami come una marca di scarpe piuttosto che come la Federazione Atletica del tuo Paese), allora si rischia la pelle o quantomeno la salute.
Perdonami per il lungo post, che credo troverai completamente illogico. E´che tendo a rifuggire, per esperienza personale, discorsi del tipo "qui da noi non può succedere perché....".
Secondo me infatti, il trail running come oasi di pulizia ed etica resta forse buono per far addormentare i nipotini alla sera.
Un saluto e grazie ancora per il bello scambio.
Manu