NoTrail ha scritto:
Rick, ottimo spunto!
Non è che, per caso, c'entra anche il prezzo? A giudicare dai video che vedo online, dei prodotti Salomon si dicono sempre grandi cose (penso a The Ginger Runner, The Gearist e via dicendo), poi però quando si arriva a valutare il prezzo i prodotti del marchio transalpino vengono sempre, sistematicamente indicati come troppo cari. E dagli torto, ineffetti costano delle fucilate. Poi, secondo me, ci si mette di mezzo un discorso di costume: negli States fa figo correre in shorts, canotta e borraccia a mano, mentre in Europa se sei uno che viaggia è improbabile vederti senza uno zainetto vest adosso (e mettiamoci pure di mezzo i regolamenti, che non sono poca cosa).
Diciamo poi che è anche andata un po' male ai signori di Salomon. Non per dire, ma si sono portati in casa Max King, Dakota Jones ed Ellie Greenwood, mica i tre porcellini!! Peccato che abbiano avuto una stagione deludente e sotto il loro livello "canonico". Piuttosto, a me viene in mente una domanda: non è che il "fattore team" stia giocando contro agli atleti Salomon? Ci ho pensato riguardo ai ragazzi italiani ed estendo il ragionamento al Team International: a parte un paio di eccezioni, tantissimi DNF durante questo 2015. Che c'entri in qualche modo il fatto di essere in una squadra importante, con più pressione e dunque con maggiori aspettative?
La percezione che avevo avuto io era un po'quella da te descritta... prima Salomon era vista con diffidenza perchè era veramente molto
euro oriented. Tanto per dirti, quando ho fatto la WS io la prima cosa che mi hanno chiesto i miei pacer era se volessi correre "lycra clad like a ballet dancer" e giù a ridere ricordando la tutina bianca inguardabile di Kilian. Ora è diverso, un po'perchè negli States fa figo essere euro e tutti corrono a voler fare gare alpine, un po'perchè anche Salomon si è adattata (avete mai più visto Kilian con compression shorts o quelle magliette iperaderenti?). Ma resta il fattore prezzo, che per gli americani è alto, e quello del sizing.
Per il discorso team, Ellie ha comunque avuto un anno discreto nonostante l'infortunio e Max King è uscito spesso sui giornali, non credo siano visti come investimenti sbagliati... anzi. Le pressioni, forse quelle qualcosa c'entrano, quando avevo parlato con Gary Robbins, che è un tizio ipersimpatico e disponibile a parlare di tutto, mi aveva detto che effettivamente "sentiva" il fatto che l'azienda investe e fa ricerca sugli atleti, mentre quand'era con Montrail (ma vale per tutti i team USA fino all'avvento Nike) era più un discorso "manda la roba, fai due post e ricorda di sorridere". Lui diceva che era stimolante ma che ti portava a cercare sempre di fare il passo oltre...
NoTrail ha scritto:
Ecco, Nike ha sicuramente letto bene la situazione puntando sui giovani, e non è l'unica. Forse, in Europa siamo ancora legati ad un'idea obsoleta di cosa sia il trail running, in questo senso?
Si, sicuramente. Noi andiamo in un unica direzione, quella del più duro, più alpino, più alto. Che è legittima, spettacolare e fa tanta immagine. Però... secondo me bisogna guardare un po'anche ad altre declinazioni del trail running. Perchè questi che sembravano solo fenomeni da piattoni poi sono venuti al Bianco e trac, primi due alla CCC a mani basse e terzo e quarto posto all'UTMB mettendo in grandissima difficoltà Luis Alberto Hernando, che se andiamo a vedere è il migliore degli Europei se contiamo tutta la stagione.
E poi, correre veloce e al limite una cento è altrettanto esilarante che sfondarsi i quadricipiti in discesa o arrancare su salite da 1500 metri. Gli americani non si fanno mica tanti problemi: provano tutto.
E segnano nuovi standard: cinque anni fa Kilian si è vinto la WS con un tempo tutto sommato mediocre... oggi faticherebbe a entrare negli M10. In una gara come la Hardrock è assolutamente intoccabile, e giustamente sono le gare che a lui interessano. Ma era per evidenziare che i tempi cambiano.