Gaggio ha scritto:
Si tratta di capire allora cosa si intende per vantaggi: tu intendi di prestazioni, io intendo di "piacere" della corsa, e tutta una serie di motivazioni mistico-esistenziali, bla-bla-bla....
E' molto semplice, deriva dalla mia domanda:
come mai nelle gare ecc ecc., si parla di gare e quindi di vantaggi in gara.
Poi le motivazioni di chi fa le gare sono le più svariate, si va' dalle pure motivazioni agonistiche a quelle di passare una bella giornata assieme ad amici e fermarsi comodamente ad ogni ristoro, ma il succo non cambia, comunque si deve correre, anche perché i cancelli sono spesso larghi ma non larghissimi.
In ogni caso, ripeto, si può parlare per ore fare ragionamenti lunghissimi, ma il risultato non cambia: io non vedo mai nessuno con i sandali e per me questo è un indicatore molto forte.
Gaggio ha scritto:
Poi si potrebbe parlare di vantaggi a livello di salute.
E qui si aprirebbe un capitolo a parte, con altre discussioni interminabili...
Gaggio ha scritto:
Nel trail, negli anni, si è verificato che , produttori che non hanno/avevano interesse a cavalcare un certo tipo di moda, hanno prodotto scarpe da performance (vedi anche Salomon S-Lab Sense Ultra), che presentano drop di soli 4mm: il drop basso permette un miglior "gioco" della caviglia, molto utile nel trail, dove il fondo non è armonioso - a favorire agilità e prevenire infortuni.
Come
miglior "gioco" della caviglia ? Che impedimenti alla caviglia possono dare delle normali scarpe da trail? Anche io, in alcune gare, uso scarpe minimaliste, ok, sono più basse, ma non vedo alcun "miglior gioco della caviglia", si deve correre mica fare free climbing.
Gaggio ha scritto:
Non posso citarti la fonte, ma una ricerca americana dimostrava che effettivamente il drop basso favoriva la prestazione di corsa pura.
Poi ci sono persone che riescono anche a correre veloci anche scalzi - questo dipende da altri fattori, che non dipendono dalle scarpe: nel 60 Bikila vinceva scalzo la maratona in 2:15. Con le scarpe, nel 64, vinceva a tokyo in 2:12. Certo, non son risultati confrontabili, ma di sicuro quel 2:15, confrontato con i risultati di tanti atleti scientificamente allenati di oggi, e dotati di scarpe tecnologicamente performanti

è pur sempre un risultato eccellente.
Sul discorso Bikila, nulla da dire sul grande atleta, ma non vi rendete conto che se tirate fuori sempre come esempio un atleta degli anno 60 c'è qualcosa che non torna?
Se ci fosse qualcosa di vero sui vantaggi della corsa a piedi nudi, non sarebbe stato logico aspettarsi a partire dagli anni 60 frotte di dilettanti e campioni e anche grandi risultati?
Comunque, per vedere quali sono gli studi scientifici, non occorre fare grandi ricerche, basta googlare "correre a piedi nudi" e già nelle prime pagine si trovano molti riferimenti a molti studi, più o meno seri, ma la maggior parte, guarda caso, è negativa.