Tanti interventi interessanti.
Quella del "finisher" è da sempre parte della cultura ultra: il ritiro è sempre un po'stigmatizzato ed è meglio trascinarsi all'arrivo che mollare, detta in soldoni. Io per primo.
Però a volte penso che siamo anche noi "addetti ai lavori" a far passare quest'idea narrando di imprese mitiche da parte di top e meno top che "onorano" la gara.
Mi chiedo se è davvero sportivo e sano questo atteggiamento, o se l'abbiamo un po'tirata lunga.
Alla fine stiamo parlando di una corsa a piedi, se arrivo sono contento, se non arrivo ho comunque fatto parte di una manifestazione: sono stato sconfitto, ma nello sport non ci sono sempre e solo vincitori.
Che poi, al giorno d'oggi BISOGNA fare solo iperultra e che 80km, dai quelli se li porta a casa anche il mio vicino zoppo... mi dispiace ma è vero. Troppa gente osa e paga. Ma è anche il bello del nostro sport... è un mondo "naif" e sincero. E comunque il sentiero, quando è necessario, ti mette in riga.
Ritiri
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Re: Ritiri
condivido quello che ho letto, e sottolineo
che significa che quasi tutti ci possono arrivare, ma passo dopo passo.
al queyras è stato un ritiro direi sereno, il meteo volgeva davvero al peggio e in quel momento non me la sentivo di rischiare, contrariamente a altri che poi l'hanno finira.
all'adamello invece no, lì sono partito proprio male con il cuore, da subito sentivo quei sentieri estranei, e infatti ho fatto l'indegna fine che mi sono meritato, ritirandomi quindi proprio per uno dei motivi che notrail (giustamente) annovera tra quelli da impreparazione a dirla bene, da piselloni a dirla tutta.
e questa brucia ancora.
infine, basta (cito ettoreptt) chiamare "corta" una 60km: è vero se paragonata a quella da magari 110km che ha luogo sugli stessi tracciati, ma purtroppo l'espressione è un po' denigratoria e non rende assolutamente giustizia.
poi, certo, se c'è chi si è fatto un po' di mezze su strada e invece di passare alla 60 punta direttamente alla 110 sono un po' fatti suoi; e scelte che non condivido assolutamente.
che però continua a darmi un po' fastidio; sarà che mi ci sono avvicinato con un timore quasi reverenziale, ma io identifico l'ultratrail in questa dimensione da "non per tutti, non da subito".blackmagic ha scritto:Troppa gente osa e paga.
che significa che quasi tutti ci possono arrivare, ma passo dopo passo.
al queyras è stato un ritiro direi sereno, il meteo volgeva davvero al peggio e in quel momento non me la sentivo di rischiare, contrariamente a altri che poi l'hanno finira.
all'adamello invece no, lì sono partito proprio male con il cuore, da subito sentivo quei sentieri estranei, e infatti ho fatto l'indegna fine che mi sono meritato, ritirandomi quindi proprio per uno dei motivi che notrail (giustamente) annovera tra quelli da impreparazione a dirla bene, da piselloni a dirla tutta.
e questa brucia ancora.
infine, basta (cito ettoreptt) chiamare "corta" una 60km: è vero se paragonata a quella da magari 110km che ha luogo sugli stessi tracciati, ma purtroppo l'espressione è un po' denigratoria e non rende assolutamente giustizia.
poi, certo, se c'è chi si è fatto un po' di mezze su strada e invece di passare alla 60 punta direttamente alla 110 sono un po' fatti suoi; e scelte che non condivido assolutamente.
Re: Ritiri
ho sempre frequentato poco le "corsette"...attratto dai lunghi fin da subito (ovvio, ci sono arrivato per gradi, ma velocemente...ero molto "affamato"...e curioso...e sempre e solo un "bersaglio grosso" all'anno...mi stupisco di alcuni che si sparano "corsette" ogni 15gg)...all'inizio dicevo "se arrivo a metà...arrivo in fondo"...poi si è trasformato in "se parto...arrivo" (e non sono mancate, come a tutti, occasioni per sceglier la via più breve, il ritiro, ma ho sempre dato fondo al "sei qua, poche teghe, fora i cojoni...duri i banchi")
non ho statistiche ma, a memoria, il livello dei ritiri è sempre stato medio/alto (30/50% e oltre...soprattutto nelle lunghe)...oggi, anche se c'è più "selezione"...si sanno più cose...si è più "preparati"...non credo sia molto diverso...
non entro nel merito dei top...troppo lontani, per età e motore, da "emulare"...e fatico a comprenderli (è un mio limite...me ne faccio una ragione
)
per gli altri, con "esperienza" fatta in "mille battaglie", senza sapere le reali motivazioni, posso pensare che dopo tanti km e d+...forse non si ha più voglia di smaronarsi magari due notti e prender acqua per 10/12h...per meglio dire...credo si siano "sfamati" abbastanza
sul resto (medicine etc) come detto da slowrunner "se ne è già discusso"...una volta magari mi infervoravo...oggi, non mi frega...la vedo in altro modo...ca22i loro
(dimenticavo...un solo ritiro...che temevo molto...invece è stato "una scelta serena")
non ho statistiche ma, a memoria, il livello dei ritiri è sempre stato medio/alto (30/50% e oltre...soprattutto nelle lunghe)...oggi, anche se c'è più "selezione"...si sanno più cose...si è più "preparati"...non credo sia molto diverso...
non entro nel merito dei top...troppo lontani, per età e motore, da "emulare"...e fatico a comprenderli (è un mio limite...me ne faccio una ragione
per gli altri, con "esperienza" fatta in "mille battaglie", senza sapere le reali motivazioni, posso pensare che dopo tanti km e d+...forse non si ha più voglia di smaronarsi magari due notti e prender acqua per 10/12h...per meglio dire...credo si siano "sfamati" abbastanza
sul resto (medicine etc) come detto da slowrunner "se ne è già discusso"...una volta magari mi infervoravo...oggi, non mi frega...la vedo in altro modo...ca22i loro
(dimenticavo...un solo ritiro...che temevo molto...invece è stato "una scelta serena")
Re: Ritiri
Va bene, tiriamo fuori l'artiglieria pesante?
Ci sto.
Quante storie abbiamo letto, quanti racconti abbiamo ascoltato con gli occhioni a forma di cuore di persone normali, sovrappeso, con lavori sedentari, magari pure viziatelli e fumatori, che hanno inforcato le scarpe e nel giro di qualche mese sono andate a correre la loro prima ultra e l'anno dopo erano all'UTMB? Quanti, dopo la prima venti km, nel giro di un anno scarso hanno corso le loro prime ultra a distanza di una settimana dall'altra, per poi commentare con un "Bella storia! Si può fare! Venite anche voi, se ce l'ho fatta io..." con un candore e una sincerità vere, magari?
Cosa succede quando tu, come loro, provi a fare lo stesso percorso, magari sperando con tutto te stesso che anche per te le cose andranno così bene? E se invece sarai solo l'ennesima pippa? Come affronterai questa scoperta? E' ovvio che la gente si sopravvaluti, in buona misura è colpa nostra se è così. Troppo spesso facciamo passare il concetto che il trail sia qualcosa di bellissimo e alla portata di tutti, dimenticandoci la lunga di clausole annesse a questa verità fondamentale: per tutti, sì, a patto che... e la lista è lunga, lo sappiamo bene.
Io sono della scuola Losio: poco per volta, senza esagerare, un passo dopo l'altro. Alzare l'asticella? Certo, claro que sì, ma anche ammettere con se stessi e col resto del mondo quando non si è all'altezza di qualcosa: io lo chiamo DNS, ovvero Did not start, acronimo col quale mi sono autopreso per il culo buona parte dell'anno da quando ho deciso di non andare né ad Annecy né all'Eiger. Perché? Perché non ci sarei arrivato minimamente in condizioni di fare anche solo decentemente, ci sarei arrivato "corto" di testa e di fisico, e per andare a trascinarmi su dei sentieri così belli con il pensiero costante del "ma che c***o ci faccio qui, che non ho fatto un lungo di più di 30km dalla Maremontana?" tutto il tempo, ho preferito non partire neanche.
Non che il mio approccio sia certo più virtuoso degli altri, anzi se vogliamo è la quintessenza della codardia sportiva (non partire affatto, chiamarsi fuori e tanti saluti). Però io alla favola del trailer che dal nulla finisce a correre le ultra (quelle a tre cifre, quello cattive) in meno di un anno ci credo poco o anche niente. Per lo meno, quel trailer non sono io. Per me, la Distanza con la "D" maiuscola, intesa come concetto più che come numero, merita un rispetto enorme e anche la dovuta deferenza. Non è roba né da spartani, né da macho man e men che meno da super eroi, piuttosto è cosa da atleti, da strateghi, umili e preparati. Non è un caso che i miei riferimenti assoluti (Leo, Emme, Blackmagic ma anche Mau, Daniele Gaido, Longvall e Ico, per citare qualche nome da forum) rientrino tutti in questo profilo: gente dannatamente forte, che si prepara, che magari ogni tanto si butta, che osa questo sì, ma che non si dimentica mai da dove arriva.
Non è tanto il finire a tutti i costi il punto. Trascinarsi all'arrivo sui gomiti? Ma no. Soffrire le pene dell'inferno a tutti i costi? Ma per carità. Dico solo che, da principiante della Distanza, a me un super top che, una volta saltata la classifica, si mette l'anima in pace e comunque arriva sulla finish line onorando il percorso, l'organizzazione, i volontari e tutti i partecipanti, beh, per me quello è uno che merita un sacco di stima. Un esempio eccellente? Il Krupicka mezzo nudo all'UTMB: la fa chiaramente fuori dal vaso, va in sbattimento totale da freddo, si ripiglia e comunque si porta a casa il gilet da finisher. Senza citare Foote, Bosio e Hawker alla LUT o l'immenso Walmsley alla Western States.
Ci sto.
Quante storie abbiamo letto, quanti racconti abbiamo ascoltato con gli occhioni a forma di cuore di persone normali, sovrappeso, con lavori sedentari, magari pure viziatelli e fumatori, che hanno inforcato le scarpe e nel giro di qualche mese sono andate a correre la loro prima ultra e l'anno dopo erano all'UTMB? Quanti, dopo la prima venti km, nel giro di un anno scarso hanno corso le loro prime ultra a distanza di una settimana dall'altra, per poi commentare con un "Bella storia! Si può fare! Venite anche voi, se ce l'ho fatta io..." con un candore e una sincerità vere, magari?
Cosa succede quando tu, come loro, provi a fare lo stesso percorso, magari sperando con tutto te stesso che anche per te le cose andranno così bene? E se invece sarai solo l'ennesima pippa? Come affronterai questa scoperta? E' ovvio che la gente si sopravvaluti, in buona misura è colpa nostra se è così. Troppo spesso facciamo passare il concetto che il trail sia qualcosa di bellissimo e alla portata di tutti, dimenticandoci la lunga di clausole annesse a questa verità fondamentale: per tutti, sì, a patto che... e la lista è lunga, lo sappiamo bene.
Io sono della scuola Losio: poco per volta, senza esagerare, un passo dopo l'altro. Alzare l'asticella? Certo, claro que sì, ma anche ammettere con se stessi e col resto del mondo quando non si è all'altezza di qualcosa: io lo chiamo DNS, ovvero Did not start, acronimo col quale mi sono autopreso per il culo buona parte dell'anno da quando ho deciso di non andare né ad Annecy né all'Eiger. Perché? Perché non ci sarei arrivato minimamente in condizioni di fare anche solo decentemente, ci sarei arrivato "corto" di testa e di fisico, e per andare a trascinarmi su dei sentieri così belli con il pensiero costante del "ma che c***o ci faccio qui, che non ho fatto un lungo di più di 30km dalla Maremontana?" tutto il tempo, ho preferito non partire neanche.
Non che il mio approccio sia certo più virtuoso degli altri, anzi se vogliamo è la quintessenza della codardia sportiva (non partire affatto, chiamarsi fuori e tanti saluti). Però io alla favola del trailer che dal nulla finisce a correre le ultra (quelle a tre cifre, quello cattive) in meno di un anno ci credo poco o anche niente. Per lo meno, quel trailer non sono io. Per me, la Distanza con la "D" maiuscola, intesa come concetto più che come numero, merita un rispetto enorme e anche la dovuta deferenza. Non è roba né da spartani, né da macho man e men che meno da super eroi, piuttosto è cosa da atleti, da strateghi, umili e preparati. Non è un caso che i miei riferimenti assoluti (Leo, Emme, Blackmagic ma anche Mau, Daniele Gaido, Longvall e Ico, per citare qualche nome da forum) rientrino tutti in questo profilo: gente dannatamente forte, che si prepara, che magari ogni tanto si butta, che osa questo sì, ma che non si dimentica mai da dove arriva.
Non è tanto il finire a tutti i costi il punto. Trascinarsi all'arrivo sui gomiti? Ma no. Soffrire le pene dell'inferno a tutti i costi? Ma per carità. Dico solo che, da principiante della Distanza, a me un super top che, una volta saltata la classifica, si mette l'anima in pace e comunque arriva sulla finish line onorando il percorso, l'organizzazione, i volontari e tutti i partecipanti, beh, per me quello è uno che merita un sacco di stima. Un esempio eccellente? Il Krupicka mezzo nudo all'UTMB: la fa chiaramente fuori dal vaso, va in sbattimento totale da freddo, si ripiglia e comunque si porta a casa il gilet da finisher. Senza citare Foote, Bosio e Hawker alla LUT o l'immenso Walmsley alla Western States.
- Dariogrizzly_1981
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- Iscritto il: 28/05/2014, 6:54
- Località: TORINO (TO) - GENOVA (GE)
Re: Ritiri
Alessandrots ha scritto:Dariogrizzly_1981 ha scritto: Ciao Alessandrots,
cosa intendi "gli antinfiammatori solo imbecillità" ?
Grazie.
Dario
Che rischiare l'insufficienza renale, potenzialmente fatale, è da idioti. Soprattutto l'ibuprofene ha un effetto "colloidale" nei reni, dove finiscono le grosse molecole proteiche conseguenza della rabdomiolisi. Tante persone usano regolarmente Aulin, Oki, Moment, senza mai avere problemi, ma dopo 70, 80 o più km il fisico non reagisce allo stesso modo! Oltre al rischio più grave di cui sopra, ci potrebbero anche essere altre conseguenze comunque fastidiose...problemi di stomaco, diarrea, stato confusionale o anche semplicemente la totale inefficacia. Cosa c'era di poco chiaro? E' un argomento trattato e stratrattato qui sul Forum...
I casi sono due: o stai già male e allora faresti meglio a stare a casa, o non sei preparato al fatto che dopo tot km le gambe cominceranno necessariamente a farti male...in questo ultimo caso o impari a convivere col dolore o sarebbe meglio cambiare sport.
A me è successo: infortunio 20 gg prima della GARA dell'anno...incazzatura, bestemmie, umore nero per giorni...e sono rimasto a casa. L'anno dopo uguale, perchè il recupero dall'infortunio è durato tanto e non ho fatto in tempo a prepararmi...amen, la farò quest'anno se tutto va bene.. c'è sempre un'altra occasione.
Te lo dico subito cosa c'è di poco chiaro : EVITA DI INSULTARE!
Siamo qua per darci consigli ed aiutarci non insultarci ricordalo bene!
Se uno dice una scemata, come posso aver detto io sugli antiinfiammatori durante gare impegnative, c'è modo e modo di dire le cose.
Io non mi permetto di insultare nessuno e nessuno si è mai permesso di insultarmi sul formu anche se ha idee opposte alle mie.
Vedi di fare lo stesso grazie.
Dario
- Alessandrots
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- Iscritto il: 24/08/2013, 21:42
- Località: Trieste ascendente Liverpool
Re: Ritiri
Non mi sono mai permesso di insultare chi ha idee opposte alle mie. Rispetto le opinioni di tutti, anche quelle che non condivido. Qui non si tratta di opinioni, ma di comportamenti: se uno si comporta da idiota che devo fare? Dargli del genio?
Ascolta, chiudiamola qui....vuoi prendere l'Aulin? Prendilo, cazzi tuoi, sa che me ne frega a me...son mica miei i reni
Ascolta, chiudiamola qui....vuoi prendere l'Aulin? Prendilo, cazzi tuoi, sa che me ne frega a me...son mica miei i reni
Re: Ritiri
Ragazzi, frenate le lingue e soprattutto tornate on-topic: di thread dedicati all'argomento antinfiammatori, doping e compagnia bella ce ne sono tanti. Qui stiamo parlando di ritiri alle gare, raccontateci piuttosto come la vedete a riguardo 
- blackmagic
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- Iscritto il: 05/09/2010, 15:36
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Re: Ritiri
Ok, però prendiamo sempre ad esempio i top. Che rappresentano cosa, l'uno per cento di chi sta alla partenza? Lo 0,5? Non stiamo diventando "star-struck", sempre un po'appesi ai miti come in tanti altri sport? A volte sembra che ci forzino un po'a comprare uno stile di vita e non solo un prodotto... capita negli sport "alternativi" ed io sono il primo colpevole. Forse perchè tanti di questi atleti hanno davvero qualcosa di particolare da raccontare, ma il dubbio mi resta.NoTrail ha scritto:. Dico solo che, da principiante della Distanza, a me un super top che, una volta saltata la classifica, si mette l'anima in pace e comunque arriva sulla finish line onorando il percorso, l'organizzazione, i volontari e tutti i partecipanti, beh, per me quello è uno che merita un sacco di stima. Un esempio eccellente? Il Krupicka mezzo nudo all'UTMB: la fa chiaramente fuori dal vaso, va in sbattimento totale da freddo, si ripiglia e comunque si porta a casa il gilet da finisher. Senza citare Foote, Bosio e Hawker alla LUT o l'immenso Walmsley alla Western States.
Davvero il top che con spese pagate, tempo per allenarsi, ed una gara il prossimo mese è cool se finisce una gara 315mo, e chi si ritira al 95mo perchè non ne ha più voglia e basta ha qualcosa da imparare da questa perseveranza?
E siccome voglio continuare a pungolarti, l'avvento parabolico di Walmsey, secondo te non era per niente studiato? Fotografo che lo segue da tre settimane, video pronto due giorni dopo, la storia di lui che lascia il lavoro... casualmente senza major sponsor. No way.
- IAmOnlyHappyWhenIFk
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- Iscritto il: 05/09/2014, 9:23
Re: Ritiri
Molti ritiri sono dovuti al fatto che molti fanno affidamento a cose che non hanno alcun valore scientifico: LCHF, MAF, ecc ecc per poi accorgersi che era meglio se si allenavano seriamente 
- blackmagic
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- Iscritto il: 05/09/2010, 15:36
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Re: Ritiri
Pare che anche Ali Agca fosse armato dal Dottor Phil Maffeton.
Get a life.
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