Medicine in gara

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Moderatore: leosorry

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leosorry
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Re: Medicine in gara

Messaggio da leosorry »

simone brogioni ha scritto: Ovvero: un medico come deve comportarsi in questo caso?
Rincaro la dose. Io da organizzatore imporrei al responsabile medico della mia gara di ritirare il pettorale a quel concorrente che ha bisogno di somministrazione di antidolorifici o antinfiammatori.
Ad Albisola abbiamo parlato per due giorni delle enormi responsabilità civili e penali che un organizzatore si assume nel momento in cui decide di organizzare un trail. E poi mandiamo avanti concorrenti a forza di antidolorifici? E se a causa di queste iniezioni qualcuno si rovina le ginocchia? Risponde solo il medico che le ha somministrate?
E se il ginocchio dolorante cede tutto d'un tratto (visto che i segnali di allarme li abbiamo "soffocati" con gli antidolorifici) e il concorrente mi vola giù da un sentiero? Allora è inutile che ci lamentiamo dei rischi e delle responsabilità cui ci sottoponiamo come organizzatori!

Qualcuno obbietterà: "eh, ma se non glieli somministro io, il concorrente se li somministrerà da solo! Meglio che a farlo sia un medico". Sarà, ma a me sembra solo una scusa per giustificare un comportamento assurdo... e in ogni caso non potrò mai impedire che qualcuno si porti nello zaino una farmacia ambulante...
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augusto losio
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Re: Medicine in gara

Messaggio da augusto losio »

leosorry ha scritto:Rincaro la dose. Io da organizzatore imporrei al responsabile medico della mia gara di ritirare il pettorale a quel concorrente che ha bisogno di somministrazione di antidolorifici o antinfiammatori.
quoto anche il resto di quello che scrive leo.

mah, normalmente riesco abbastanza bene a immedesimarmi nell'opinione altrui, e a (perlomeno) cercare di comprenderne le motivazioni, ma ammetto che in questo caso le argomentazioni mi mandano via di testa.
io vorrei sapere quali sono le ragioni che ammettono un uso anche minimo di farmaci nel trail (beh, nello sport in generale, ma mi fermo al trail).
che un antidolorifico sia generalmente ammesso o meno, questo dovrebbe prescindere dalla questione in oggetto: si sta svolgendo una prova, la prova implica un dispendio di energie fisiche e psichiche, e tali risorse vanno trovate nell'organismo del partecipante alla prova.
questo dovrebbe essere tutto, no?
barrette energetiche? gel? io non li uso, ma ammetto che non possono farsi passare come doping, altrimenti doping potrebbe anche essere una ammortizzazione particolarmente efficace alle scarpe, oppure i bastoncini (sì, slowrunner pure io sono della tua opinione, ma non li faccio passare tout court come un argomento escludente da un trail).

quindi, davvero, ribadisco: è possibile conoscere le argomentazioni esposte da chi ammette un uso sebbene minimo di medicinali?

ah, un'ultima cosa cui accennava simone: la decisione può anche spettare a un responsabile sanitario, ma se all'interno di un sistema di regole condivise si decide che il farmaco non è ammesso, questa "scusa" non è più un alibi.
basta capire se c'è l'interesse a farlo, ovvero se una organizzazione vuole davvero evitare prove estreme rinunciando al battage pubblicitario e alle grosse partecipazioni, che poi hanno un bel ritorno in termini di immagine e di soldi che girano.
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MAX PANK
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Re: Medicine in gara

Messaggio da MAX PANK »

Se Leo me ne dà licenza, io vorrei osare ancora di più, quasi esagerare:
IL PROBLEMA DI CUI SI PARLA DA TEMPO E CHE E' MOLTO IMPORTANTE NEL NOSTRO MONDO TRAIL, E' EMERSO IN TUTTA LA SUA "CRUDEZZA" ED EVIDENZA, SOPRATTUTTO A SEGUITO DEL TOR...E DEL COMPORTAMENTO TENUTO, PARE, SIA DAI CONCORRENTI (CHE HANNO AVALLATO LA SOMMINISTRAZIONE) CHE DAI MEDICI (CHE SI SONO ASSUNTI LA RESPONSABILITA' DI UNA SOMMINISTRAZIONE RIPETUTA).
Ora, scontato il fatto che questo nostro mondo "moderno" ci rende sempre più facile l'uso di sostanze che aiutino a risolvere tantissimi tipi di problemi ( e trovo anche giusto che la scienza serva a questo, sperando che non arrivi a farci vivere più di 2 o 300 anni...) e constatato che se non siamo noi stessi, con la nostra cultura, con la nostra testa, con le nostre convinzioni ad avere coscienza dei limiti e delle "decenze" e delle convenienze, niente e nessuno ci potrà impedire di ricorrere a tutto ciò anche nei casi superflui e non solo in quelli necessari.....non resta che cercare, alle persone di buon senso, di limitare le occasioninelle quali si renderà necessario il ricorso all'aiuto.
Mi spiego meglio, se come giustamente dice Luciano ( la cui presenza sul nostro Forum è, a mio giudizio, irrinunciabile...Pur facendo uso, talvolta, di espressioni troppo forti e univoche, cui spesso è capace di rimediare dando prova di notevole saggezza, almeno in seconda battuta.. è tuttavia sempre a proporre e battagliare, mettendo sulla brace argomenti validi e anche scottanti...non ha certo peli sulla lingua) chiunque di noi, costretto a dover abbandonare una competizione, dopo 5 giorni di lotta, per un ginocchio pesto, avrebbe grossi dubbi nel rifiutare una iniezione....credo che ci possa essere una unica via d'uscita: MA E' DAVVERO NECESSARIO CHE LE PERSONE NORMALI, IL VICINO DI SCRIVANIA SI DEBBANO MASSACRARE LUNGO 330 KM DI MONTAGNA?????.
Vogliamo considerare che le sfide al limite non possono essere fatte portare ALLA MOLTITUDINE, ma solo a pochi, scelti atleti di qualità eccelse!!! C'è chi ha parlato della sfida di Maiorca e Mayol, che io ho vissuto da sub apneista e per la mia età, bene...non è che il giorno dopo qualcuno ha portato a 80 metri in apnea 500 persone...Mi sembra giusto che i limiti umani vengano saggiati e superati, ma NON DALLA MOLTITUDINE, perché allora succedrà quello cui abbiamo assistito al Tor, o peggio ancora, all'Adamello!!
So soltanto, e mi trova daccordo TOTALMENTE che un grandissimo (ma stavolta davvero, e non per i limiti fisici o le grandi vittorie, bensì per l'umanità e la saggezza) trailer ha deciso, da ora in poi, di limitare le proprie presenze a corse più umane di massimo 100 km: DAWA SHERPA è il mio idolo e solo quando penso che dei 166 km dell'UTMB la maggior parte di noi ne corre si e no un centinaio....!! ma di che si parla????????????????????godiamoci distanze UMANE e lasciamo agli atleti veri il resto e i limiti....
MAX PANK
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Taz
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Re: Medicine in gara

Messaggio da Taz »

Complimenti a Max (e a Dawa) per il buonsenso chiaramente dimostrato!
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Andamentolento
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Re: Medicine in gara

Messaggio da Andamentolento »

Il Re è nudo !!!! :D
Purtroppo non ci sono ne università ne accademie che possano insegnare il Buon Senso.
Ed in più spesso non è neanche " politicamentecorretto " ;)
Quotissimo gl'interventi sopra......
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MAX PANK
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Re: Medicine in gara

Messaggio da MAX PANK »

No, no...Andamentolento...io non mi riferivo al fatto che occorrerebbe avere buonsenso in generale, sappiamo a prescindere che la moltitudine spesso è volgo senza volto ed è priva di buonsenso, sono gli organizzatori che, vedendosi boicottate dalla maggior parte dei trailers con buonsenso, le loro folli e massacranti imprese, pian piano smetterebbero di proporle perché ci sarebbero sempre meno "EROI" disponibili a compromettere il proprio organismo per arrivare in fondo....L'esempio dei grandi è, per me, fondamentale e quanto espresso da DAWA, che spero sia presto seguito da altri come marco Olmo, da qualche Francese di spicco...sarà decisivo in questa direzione del rifiuto dell'eccezionale, della prestazione "fuori di testa ed eroica".
Certo, se continuiamo ad inneggiare all'eroismo, per le imprese di pochi che arrivano, sarà dura essere in tanti ad avere buonsenso: si sa, molti di noi sono combattenti per indole, altrimenti questi ultra-trail, queste fatiche a volte immense anche solo per terminare una tosta 70/80 km, non li porteremmo mai a buon fine, ma da lì ad esagerare....bèh, speriamo che siano sempre di meno... e cerchiamo, anche con il nostro comportamento e le idee giuste, di far si che siano sempre di meno....ciao, MAXPANK
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Giancarla
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Re: Medicine in gara

Messaggio da Giancarla »

MAX PANK ha scritto:MA E' DAVVERO NECESSARIO CHE LE PERSONE NORMALI, IL VICINO DI SCRIVANIA SI DEBBANO MASSACRARE LUNGO 330 KM DI MONTAGNA?????[/color][/size].
Questa volta non sono affatto d'accordo con te... La mia risposta è: non me ne importa una cippa di quel che fa il vicino di scrivania, ma per me sì, è necessario, non solo, è indispensabile ed è bellissimo, è la Passione con la P maiuscola. Ho cominciato correndo maratone, ho faticato per arrivare in fondo alla prima, poi mi sono massacrata per finire il mio primo trail (i 70 km delle Porte di Pietra), ho rischiato di scoppiare di gioia alla fine della mia prima 100 km su asfalto e poi della mia prima (ed unica) CCC, ho toccato abissi di disperazione e poi la più alta vetta della gioia chiudendo i 160 e rotti km dei Pirenei. Non avrei mai osato sperare di arrivare in fondo a 330 km di marcia ed invece ce l'ho fatta, e voglio poter riprovare, e perché no, poter spingere il mio limite ancora più in là, se qualcuno me ne offrirà la possibilità. Non capisco: chi non apprezza queste cose, non può starne lontano e limitarsi a vivere e lasciar vivere? Non può preoccuparsi della sua propria salute e lasciare che il vicino di scrivania usi la sua propria testa per decidere della sua propria vita? No, accidenti, deve sempre esserci qualcuno che si preoccupa di cosa sia meglio per qualcun altro, che si arroga il diritto di giudicare e sentirsi più saggio.

Per mia fortuna, la tendenza al "sempre di più" non credo proprio si invertirà, a giudicare da ciò che sta succedendo in Italia e nel mondo. Ed io correrò dietro a tutto ciò, finché avrò fiato e forza per farlo, finché raggiungerò "il limite". E se anche mi sarò rovinata la salute, beh, almeno l'avrò fatto per la mia Passione, che è ciò che ho di più caro al mondo. E so bene di non essere la sola a pensarla così. Citando uno dei passaggi finali di "Naufragio sul Monte Bianco", splendido libro di Yves Ballu che narra la tragedia di due giovani morti sul Monte Bianco, in particolare un dialogo tra uno "spettatore saggio" ed un amico delle due giovanissime vittime:

- "- ...due ragazzi certamente degni di stima, ma che hanno perso la vita sprecandola inutilmente."
- "C'è un sacco di gente che spreca la vita senza perderla..."
Luciano
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Re: Medicine in gara

Messaggio da Luciano »

A qualche Organizzatore non frega niente della salute presente e futura dei partecipanti; idem la stessa cosa a qualcuno che partecipa a queste gare ed in effetti, sono problemi suoi, della sua passione e del suo futuro...e dell'ASL di competenza, ma....a tutti costoro Interessa solo il business dato dalla visibilità mediatica, dall'eroismo conseguente e dall'alone di epica che vede il trailer medio riuscire, a prezzo di enormi sacrifici e con l'ausilio di medici, a concludere gare infinite e impossibili. Sorge in altri trailer la voglia di emulazione e gli "Eroi per caso" si moltiplicano e intervengono i media, i politici e gli sponsor a fare più grande il "gioco al massacro". Mi sembra di rivivere le vecchie edizione della Parigi-Dakar di oltre 20 anni fa, a cui partecipavano anche i Rag. Rossi e Bianchi e anche tante Teste Coronate e rese mitiche e famose per le morti espresse; incidenti a ripetizione e concorrenti dispersi, morti per sete e sfinimento...tutti i telegiornali aprivano con i resoconti della gara. Ora, messa in sicurezza, interessa solo pochi appassionati...
Luciano
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Re: Medicine in gara

Messaggio da Luciano »

Nel sito Ufficiale dell'UDACE (Amatori Ciclismo), c'è questo interessante articolo...

A proposito dell'uso della nimesulide in ambito sportivo
Postata da Dott.Ferella
La nimesulide come farmaco antinfiammatorio è commercializzata in più di 50 paesi; non è disponbile in Germania, Inghilterra, USA, Inghilterra, Canada e Giappone. Recentemente è stata sospesa la vendita in Finlandia per eventi mortali legati a gravissima insufficienza epatica. Eppure sembra che il 50% degli atleti affetti da disturbi infiammatori ne faccia un uso preferenziale.

L'Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA) ha concluso il processo di revisione dei prodotti medicinali a base di nimesulide, iniziata nel Maggio 2007 dall'Irlanda, in seguito alla segnalazione di un certo numero di casi di gravi epatiti. L'EMEA ha preso visione di tutte le evidenze disponibili, e ha concluso che il profilo beneficio/rischio della nimesulide è ancora favorevole, ravvisando però la necessità di introdurre delle limitazioni d'uso del farmaco, e informare medici e pazienti del rischio di possibili eventi avversi a carico del fegato. E' stato quindi deciso di limitare l'uso della nimesulide a non più di 15 giorni, e che le confezioni non debbano contenere più di 30 compresse o bustine. L' Agenzia Italiana dei Farmaci (Aifa), che ha monitorato costantemente il profilo di sicurezza della nimesulide e condurrà ulteriori approfondimenti su eventuali azioni aggiuntive a livello nazionale, ricorda comunque che il farmaco può essere dispensato solo dietro presentazione di ricetta medica, e che i medici, nel prescrivere il medicinale, devono tener conto del profilo complessivo di rischio del farmaco e delle caratteristiche del paziente.

I Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei (FANS), sono rappresentati da una ampia varietà di principi attivi e il più diffuso e conosciuto tra questi è la nimesulide. Nel 2006 gli atleti sottoposti a controllo antidoping e che hanno dichiarato di aver preso uno o più FANS sono stati 467, pari al 48,6% di tutti gli atleti dichiaranti l’assunzione di medicamenti e/o integratori alimentari. Tra questi il 50,1% assumeva nimesulide. La nimesulide, al pari di altri FANS è ritenuta responsabile di numerose reazioni avverse; le principali coinvolgono il tratto gastrointestinale, il fegato, il rene, il sistema vasale emocoagulativo. I disturbi gastrointestinali sono le reazioni avverse più comuni. Diverse ricerche riferiscono di un rischio lievemente più elevato di epatotossicità della nimesulide rispetto agli altri FANS. Uno studio in Italia su 400.000 utilizzatori di nimesulide tra il 1997 ed il 2001 ha accertato che quelli trattati con nimesulide avevano 1,3 volte più possibilità di sviluppare epatotossicità rispetto agli altri FANS e 1,9 volte, se già in sofferenza per alterazioni epatiche. Ai FANS somministrati per lunghi periodi di tempo viene ascritta la comparsa di danni renali compresi fenomeni di necrosi papillare. I principali possibili rischi di comparsa di reazioni avverse negli atleti e negli sportivi in genere con l’uso della nimesulide sono legati a: • Concomitante impiego di altri FANS. • Uso inappropriato sia per dosaggi che per durata del trattamento. • Interazioni con altri farmaci: in particolare con farmaci anti-asmatici (possibilità di reazioni di ipersensibilità, aumento del broncospasmo, angioedema ed orticaria) e con antibiotici (possibilità di mascherare un aumento di temperatura per stato febbrile). • Uso in atleti praticanti sport di resistenza; questi soggetti presentano spesso problemi rilevanti a livello del distretto gastrointestinale. Studi epidemiologici condotti su atleti di sport di resistenza (maratoneti, fondisti) hanno dimostrato che il 50% - 80% di questi atleti manifesta disturbi del tratto gastro-intestinale caratterizzati principalmente da bruciore di stomaco, diarrea, perdite ematiche attraverso le feci, con conseguente anemia ferropriva. • Inizio di un trattamento in presenza di grave situazione di disidratazione. • Assunzione nel corso di attività atletico-agonistica. Da ricerche condotte in diversi paesi emerge in forma chiara che esiste un ampio uso di FANS, in particolare della nimesulide in Italia, da parte degli atleti. Mancano dati specifici sui dosaggi impiegati, sulla durata del trattamento (si ricorda che è prescritto un impiego a breve termine) e sull’appropriatezza d’impiego. L’uso corretto, per dose e per durata, da parte dell’atleta della nimesulide conduce quasi sempre ad un rapido ritorno ai consueti livelli atletici di performance. La durata del trattamento può talvolta risultare prolungata, ma giustificata, per situazioni traumatiche-infiammatorie, conseguenti a insulti ripetuti su una stessa determinata area anatomica, questo però comporta un aumento del rischio di comparsa di ADR. In breve per una attenta valutazione sull’uso della nimesulide, occorre anche considerare che in un atleta la maggior parte delle patologie muscolo-scheletriche è rappresentata da traumi alle articolazioni, che si risolvono spontaneamente, ma molto spesso sono causa di considerevole disagio e marcata limitazione nei movimenti, con conseguente non partecipazione ad attività sportive-agonistiche. In queste situazioni l’atleta ricorre immediatamente ad una automedicazione o si rivolge al medico, ovvero il medico interviene prontamente prescrivendo FANS e particolarmente in Italia la nimesulide. Spesso, come emerge dalle varie indagini condotte nel nostro paese la nimesulide viene assunta in associazione con un altro farmaco antiinfiamatorio e questo determina un aumento del rischio di comparsa di ADR. Inoltre per un rapido recupero atletico e per evitare una riduzione dell’attività agonistica viene sfruttato (per patologie muscolo-scheletriche a ridotta partecipazione infiammatoria) l’effetto analgesico della nimesulide. In queste situazioni si possono determinare situazioni capaci di mascherare un aggravamento della patologia. Comunque è da valutare la possibilità che rischi di reazioni avverse da nimesulide in un atleta possano derivare anche da reazioni indesiderate non studiate e quindi non conosciute (con comparsa anche dopo lungo tempo dall’assunzione), ma probabili, in organismi che si trovano (o che si sono trovati) nel corso dell’attività atletica al limite della proprie condizioni fisiologiche (frequenza cardiaca, respiratoria, metabolismo endogeno, disidratazione e quanto altro). In sintesi l’assunzione, come la nimesulide, di medicamenti per aiutare ad esplicare una attività atletico-agonistica, anche in condizioni di salute non ottimali, deve attirare l’attenzione in quanto può rappresentare sia un efficace trattamento terapeutico, sia un concreto pericolo per la salute (nel caso specifico degli atleti o più in generale di tutti i soggetti esplicanti anche a livello amatoriale attività sportiva) per la possibile comparsa di reazioni avverse, sia già conosciute che ancora ignote, e per un possibile aggravamento della patologia, mascherata da una non corretta assunzione di farmaco. dr. Andrea Ferella a.ferella@udace.it
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Re: Medicine in gara

Messaggio da Filo »

E' giusto provare a superare i propri limiti, se c'e la fai, bene, altrimenti pazienza ci puoi sempre riprovare.
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