UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Anteprime e cronache

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
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fifty
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da fifty »

Belle parole, bravo!!!
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geo
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da geo »

per chi volesse, breve racconto del mio utmb (nella seconda metà della pagina)

http://www.quotazero.com/forum/viewtopi ... 81#p313181
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deeago
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da deeago »

geo ha scritto:per chi volesse, breve racconto del mio utmb (nella seconda metà della pagina)

http://www.quotazero.com/forum/viewtopi ... 81#p313181
Ricopio qui perchè è bello!

"Eccomi, dopo due giorni tremendi di ufficio, che però non sono riusciti a cancellare e neppure ad offuscare la carica che viene dall’utmb.
L’anno scorso, fatta la CCC, ero contentissimo. Oltre alla bellezza del luoghi mi aveva incantato la magia dell’evento, fra partecipazione popolare; estrema cura di ogni dettaglio organizzativo; amore verso ogni partecipante; presenza di top runners; dimensione internazionalissima. Il tutto sapientemente esaltato dal marketing.
Pensavo mi fosse bastato. Invece nell’autunno, pian piano, si è fatto avanti il tarlo dell’utmb e fortuna ha voluto che fossi sorteggiato.
Sinceramente devo dire che l’utmb è un po’ oltre la mia dimensione di corridore a tempo perso delle colline genovesi. Pur consapevole di questo, mi sono comunque avventurato, per il fascino unico della manifestazione. Da un’altra parte non credo mi avrete per 170 km da correre !
In questa situazione, l’ho affrontata con grande rispetto e con l’idea che fosse una chance unica. E’ vero che i monti restano, e che dell’utmb ci saranno (spero) altre 100 edizioni, ma ora io avevo le corse qualificanti, il sorteggio favorevole, il via libera da casa ed una condizione fisica decente. Quando mi sarebbe capitato di nuovo ? Se qualcosa fosse andato storto, avrei avuto la forza per rimettermi a provare, su un target così difficile ? Doveva per forza andare bene alla prima !
Ho organizzato di conseguenza l’ultimo mese, con soli 80 km corsi ed una serie di escursioni in montagna.
Anche la strategia di gara (posso chiamarla così ?) è stata incentrata sull’unico obiettivo imperativo: finire !
Ogni sforzo mentale è stato nel senso di fare tutto il possibile per il mio benessere, senza cercare di rosicchiare minuti. Ho pensato a me e non al crono. Del resto, se avessi impiegato un paio d’ore in più o in meno, non sarebbe cambiato in alcun modo il mio risultato. Ma se fossi saltato per avere tentato di abbassare il tempo complessivo, mi sarei mangiato le mani per il resto dei miei giorni e, probabilmente, avrei perso per sempre il tram dell’utmb. Così, almeno, l’ho ragionata e vissuta.
L’impostazione ha pagato, perché non posso dire di non avere faticato ma posso invece dire di non avere mai realmente sofferto. Ho visto gente sfasciata, mentre io stavo bene e (spiace dirlo) ne ho tratto altra linfa per proseguire così.
Non è stato facile, comunque.
Il meteo è stato davvero avverso. Non tanto il freddo in sé (che forse addirittura aiuta a correre), ma l’acqua/neve/grandine, che significano anche maledetto e profondo fango, ed il vento a tratti fortissimo.
Viste le previsioni ufficiali (si parlava di temperature percepite a -9 gradi) ho precipitosamente ripiegato su un paio di scarpe in goretex, comprate il giorno prima a Chamonix (Asics). E meno male che c’erano. Queste scarpe hanno avuto, credo, un ruolo importate nella mia corsa, benché fino a quel momento sconosciute. Ho sempre avuto i piedi asciutti e mai freddi. Non oso pensare come stessero quelli che correvano con scarpe normali traspiranti, nei molti tratti in cui il fango bagnatissimo e gelido arrivava a coprire completamente la tomaia ! Con le scarpe ho commesso però anche una leggerezza. Avendole strette per la discesa di Chapieux (sulla quale, in alto, non si stava letteralmente in piedi), non le ho poi allargate subito quando sono arrivato in fondo. Così mi si sono infiammati i tendini sul collo del piede ed hanno iniziato a fare male. Problema risolto slacciando le scarpe e riallacciandole più in basso, ma al prezzo di una perdita di precisione e stabilità. Chi è causa del suo mal … .
Un altro aspetto legato al meteo è stato questo. Ai ristori, per quanto uno si fermi poco, si abbassa la temperatura corporea. Il materiale indossato, che è traspirante e bagnatissimo, si raffredda. Improvvisamente uno si trova a gelare, specie quando esce dal ristoro per ripartire. Questo accade malgrado il goretex a 3 strati. Fortunatamente mi ero portato anche un piuminetto, di quelli molto leggeri e comprimibili. L’ho usato nei ristori (per non perdere calore) e nelle ripartenze dai ristori (fino a che la caldaia riprendeva pienamente). Operazione, però, piuttosto scomoda.
Nessun problema di stomaco, invece. Sia perché, come detto, l’ho presa bassa, sia grazie all’acqua leggermente gasata e salata che avevano ai ristori. Ho bevuto solo quella, ne ho bevuto tantissima e non ho avuto conseguenze. Tanto da essermi permesso anche qualche panino al salame, ai ristori, e qualche gel sulle salite più dure.
Specialissima, in questo senso, quella del Grand Col Ferret, a causa dell’intensità del vento, combinata con un nebbione gelido ed una sorta di pioggia di schegge di ghiaccio. Lì credo si possa imputare qualcosa all’organizzazione, perché non c’era presidio (se non sul primo pianone e poi in cima) e, se qualcuno si fosse dovuto fermare (per infortunio, malore, ecc.), probabilmente non avrebbe avuto scampo, con soccorsi che avrebbero tardato a giungere. Ma l’ho potuto capire solo passandoci. Ad Arnouva ho chiesto ai medici e mi hanno detto che si poteva salire.
E visto che siamo in tema di critiche, direi anche che i partecipanti sono troppi. Non si fa un metro da soli. Anche a grande distanza dalla partenza, nel caso di “strettoie” ci si trova fermi in coda ad attendere il passaggio di quelli che precedono. Ai ristori si fatica a trovare un angolino di una panca su cui sedersi.
Però la maggior parte di questi concorrenti ha rivelato un tratto comune: la determinazione.
Ne ho visto tanti davvero sfasciati, che però in un modo o nell’altro poi risorgevano e si rimettevano in cammino. Certo non potranno dire di essersi goduta l’esperienza, ma avranno comunque l’orgoglio di averla portata a casa. In altre gare, gente ridotta così l’ho vista quasi sempre ritirarsi rapidamente.
Il percorso è noto a tutti, quindi non mi soffermo a lungo. Non gran che fino alla prima alba, nel senso che si attraversano posti bellissimi, ma con il buio della notte non si vede nulla. Magica l’alba con nevicata al Col de la Seigne (l’ho postata in FB). Bello il non dover passare dalle maledette piramidi. Bello un po’ tutto il tratto italiano, con il nostro Fish a fare il tifo al Lac Combal (al grido: “ … è dall’una che ti aspetto”) e poi con un raggio di sole ed un piatto di pasta a Maison Vieille. Ancora bello fino a Courmayeur, con la divertente discesa su Dolonne, la risalita al Bertone ed il passaggio al Bonatti (senza gran vista sul massiccio, a causa delle nuvole basse). Poi il percorso sarebbe ancora splendido, fino al Grand Col Ferret, ma la prepotenza del maltempo ha nascosto le montagne alla nostra vista. Dunque meteo estremo verso Arnouva e poi in salita al Col Ferret e nella prima parte della discesa, in Svizzera. Il segmento successivo non è gran che, la pioggia battente ed il buio non hanno di certo contribuito a migliorarlo. Il passaggio a Champex – nel mio caso con gli amici della Sisport a dare affetto nel cuore della notte – dà il segno della svolta e permette di iniziare a sperare concretamente nella finish line. Poi Trient, con l’ascesa e la (seconda) alba e quindi con magica vista di ghiacciai e monti, consentita finalmente da un miglioramento del tempo atmosferico. Infine, passata Vallorcine, il nuovo tratto sostitutivo della Tète aux Vents. Questa l’avevo un po’ sofferta nella CCC eppure l’ho rimpianta domenica scorsa. Il nuovo percorso è passato più in basso, ma senza rinunciare a discrete salite e discese, con il caldo del sole (mentre noi eravamo bardati per il gelo) e con un terreno estremamente “tecnico” (pendenze, pietre, radici … ).
A quel punto Chamonix è in vista, inizi ad essere un po’ stanchino, il caldo improvviso ti fiacca e, soprattutto, pensi a non farti assolutamente male, perché buttare via l’utmb sugli ultimi km sarebbe una sciocchezza imperdonabile. Mi sono anche ritrovato con un forte broncospasmo, dovuto probabilmente all’aria fredda forzosamente ingerita il pomeriggio e la sera prima. In salita fischiavo. Quindi l’ho presa seraficamente e così ho finito di portarla a casa, con un po’ di rallentamento sul crono (che chissenefrega).
Corsa finale attraverso il Paese, con un tifo da stadio: una roba che ti mette le ali. Passare quel traguardo è un’emozione incredibile e dà un’enorme gioia.
Poi un po’ di quiete seduto sulla tribuna dell’arrivo, con amici, il ritiro del meritato gilet, una birra offerta dall’organizzazione e bevuta con un amico reduce dalla CCC, la doccia e via.
Sono rimasto sveglio fino a sera. Una volta a casa, un enorme piatto di gnocchi al pesto mi ha dato il colpo di grazia per una bella dormita, che a quel punto mancava da un paio di giorni (a parte 2 microsonni da 20 min, come li chiama il Coppetti).
Ora siamo a mercoledì e l’utmb è ancora ben presente nella mia testa. Confesso di non avere ancora tolto il braccialetto rosso. In varie riunioni di lavoro, questi giorni, ho scoperto con sorpresa quanto l’oggetto sia noto ed apprezzato anche da persone “insospettabili”. Il ritorno alla normalità è dolce e lento.
"
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Offriends
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da Offriends »

Bravo! ...bel racconto, e complimenti per essere stato finisher!
contelao
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da contelao »

:mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: Vedere kilian che a Vallorcine mangia gli orsetti della Haribo e poi via....non ha prezzo :mrgreen: :mrgreen:
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Corry
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da Corry »

Ok va bene. Ho fatto l'UTMB e allora? Non mi sento migliore e neanche più forte.
Non mi sono neanche molto divertito. In alcuni momenti, bagnato, indebolito e infreddolito, ho pensato solo a sopravvivere. In altri, al buio, nella nebbia o nella pioggia mi sembrava di essere un criceto. Solo che anziché in una ruota mi avevano messo su un sentiero che prima andava sempre su, poi sempre giù. Mangia, bevi cammina. Senza vedere nulla se non il fango per terra. Sempre tutto uguale.
Il percorso è al 90% panorami mozzafiato. Io ho visto le montagne solo per le prime ore dopo la partenza e alla domenica mattina.....
All'ora? Cosa mi è rimasto?
L'emozione del momento in cui, dopo il ritiro del pettorale, una ragazza mi ha messo il braccialetto rosso. Ho realizzato un sogno. Partecipo alla gara che fino a dieci anni fa consideravo una pazzia, fino a quando un certo Olmo ha fatto il culo a tutti e mi ha fatto capire che con la volontà anche chi non è nato Superman può fare questa gara.
Prima della partenza, seduto sui gradini della chiesa con un bimbo che giocava con la mia mantella usa e getta.
Il tifo della gente, una città che vive per la montagna e per lo sport e si vede perché è la numero uno al mondo.
La babele di lingue che senti in gara, ad un certo punto avevo davanti due giapponesi che urlavano mischiati ad un gruppo di spagnoli, dietro una simpatica texana e due russi, bellissimo.
L'alba al Col De La Segne in un atmosfera da steppa siberiana.
Il dolore alle ginocchia già prima di Curma e che magicamente sparisce dopo 24 ore. (E non so ancora perché e come).
Il bellissimo tratto tra Bertone e Bonatti.
L'improvvisa tempesta di neve e il mio errore di non essermi vestito subito.
Il freddo ad Arnouvaz e la paura di cosa ci avrebbe aspettato lassù.
La tempesta di vento sul Ferrè.
La seconda lunga notte di fango, buio e pioggia.
L'alba del secondo giorno con le montagne innevate e splendenti.
I microsonni e le microallucinazioni.
La discesa finale corsa come fosse una Skyrace.
Il sonno profondo sulla brandina dopo la doccia.
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mircuz
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da mircuz »

Molto realistico e disincantato il tuo racconto, Corry. Spesso le gare che abbiamo tanto inseguito e preparato ti lasciano la sensazione che non sai bene quello che hai fatto, non sai se ne valeva la pena davvero. Durante solo fatica e sofferenza, dopo almeno ti resta la soddisfazione di aver tenuto duro e sei contento che fisicamente non sei messo così male. Magari altre volte con meno aspettative ti diverti molto di più.
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Corry
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da Corry »

mircuz ha scritto:Molto realistico e disincantato il tuo racconto, Corry. Spesso le gare che abbiamo tanto inseguito e preparato ti lasciano la sensazione che non sai bene quello che hai fatto, non sai se ne valeva la pena davvero. Durante solo fatica e sofferenza, dopo almeno ti resta la soddisfazione di aver tenuto duro e sei contento che fisicamente non sei messo così male. Magari altre volte con meno aspettative ti diverti molto di più.
Io credo che la meteo giochi un ruolo fondamentale. Il percorso in sé non è speciale ma i luoghi e i panorami lo sono certamente.....
Una volta Olmo disse che con il brutto tempo non bisogna andare in montagna e lui se ne stava a casa.
Ma poi arriva quando c'è LA GARA che hai preparato un anno e sognato una vita, allora vai e la fai :lol:
Mariacher
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da Mariacher »

Buongiorno a tutti, per chi avesse voglia di leggere ho scritto un breve racconto e scattato alcune foto. Allego il link. Soprattutto ringrazio l'amico Filippo per avermi ospitato nel suo bellissimo blog. Grazie a tutti.

Niki

http://www.wildtee.it/blog/cerchio-bianco/
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geo
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Re: UTMB, Chamonix (FRA), 1-2-3.09.2017

Messaggio da geo »

Bellissimo pezzo !
Dò risonanza ad una frase in particolare, verissima anche per me:

"La sensazione che sento è molto simile alla nostalgia perché sto arrivando in fondo e sarà difficile allineare tutte le cose accadute dentro di me"
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