Per non dimenticare, ecco lo spirito portante di questa corsa, svoltasi sull'altopiano di Asiago lo scorso settembre.
Strafexpedition è il nome di questo evento unico nel suo genere, un solco nel terreno antico di cent'anni, calcando i campi di battaglia e attraversando ex trincee, ma indossando scarpe da corsa.
In questi altipiani migliaia perirono nelle molteplici guerre, ma non dico nulla che non si sappia o sia riportato già nei libri, il mio intento non è quello di esporre quanto accaduto in storie sanguinose passate su queste cime, bensì di scoprire il percorso in questo trail, le sensazioni e le emozioni sul mio udir di suoni, che ancora risiedono quassù tra i profumi del muschio e dei mughi, sono incastrati là nei cespugli dove io m'avvicino ancora una volta per sentirne l'odore.
Sono gli elementi essenziali delle mie corse, anche se stavolta sono ospite di un territorio che già conosce bene i miei passi da molto tempo.
L'Ortigara mi ha visto in altra veste varie volte, anche in un ricoperto di manto bianco dovunque e tutti i suoni diventano ovattati, ma questa è la mia prima occasione di salire fino al cippo correndo, non la posso assolutamente perdere.
Mi sono appasionato al trail anche se sono uno qualsiasi nella mischia, e ripercorro decine di volte lo stesso sentiero, però di volta in volta scopro nuovi dettagli da mettere nella mente.
La mia è una forte evasione, il distacco totale dalla prassi giornaliera, il mio appiglio, ed eccomi lì tra gli ultimi iscritti in mezzo alla folla, emozionato come un bimbo alla partenza per il primo giorno di scuola.
Ad Asiago sono le sette del mattino e, in un assoluto di nessun suono mentre il vento s'infila tra di noi, voliamo sulle note del Silenzio col giovane violinista nella sua melodia, con qualche lacrima di riflessione sotto la palpebra, è inevitabile.
Ma tutto è perfetto per una giornata sportiva nella natura di queste montagne, oggi serve solo un gran sorriso in volto e poi, ha smesso anche di piovere da pochi minuti, qualche sprazzo di azzurro come uno squarcio illumina tutti gli atleti pronti al via, questa sfida di chi raggiungerà l'arrivo per primo, il più veloce e agile, colui che saprà galleggiare sopra le rocce.
Incontro amici e non ancora amici, che diventeranno il team perfetto per questo giro, quando le velocità sono simili e si parla anche d'altro, ma nel trail running solitamente non rimane molto fiato per parlare, io non ambisco al podio pertanto mi concedo scatti fotografici qui e là, mescolando chiacchiere con chi incontro lungo il mio cammino, componenti essenziali per i miei giorni successivi.
Sono cinquanta i chilometri scelti per questa gara sull'Altopiano di Asiago, che parte subito in salita, ripida e selettiva, e attraversando tappeti di aghi nel bosco umido, scavalcando le rocce tra gli arbusti bagnati dalla pioggia ancora fresca, si raggiunge il bivio per cima Caldiera, senza salire in vetta perché è Cima Ortigara la meta più ambita a 2105 metri di quota, uno dei punti più alti di oggi.
I sentieri qui sono tra i più impegnativi, è vietato commettere errori in certi punti, ma questi impervi cunicoli conducono in un viaggio nel ricordo di chi prima di noi, vi passò con la divisa gelida e il fucile imbracciato, nella sola speranza di sopravvivere, almeno fino a domani.
Quassù, anche dopo così tanti anni mi par di sentir ancora gli spari, così mi fermo sulla cima e osservo a trecentosessanta gradi, da Valmaron alla Piana di Marcesina, il forte Lisser sovrano, Alpi e Dolomiti in bella mostra sullo sfondo, Lagorai e Pale di San Martino in un tutt'uno di contrasti.
Ma prosegue la mia corsa verso un rintocco alla campana dei caduti, e inevitabilmente il mio pensiero vola alle voci di quei giovani in guerra, lontani da casa con un solo scopo, combattere.
Cammino qualche metro ancora per tornare sui miei passi, i chilometri scorrono sotto i piedi e prima di cima Dodici volgo lo sguardo alla vetta che osserva in silenzio.
Un vertical per giungere nel punto più alto a 2293 metri, sembra di essere sulle nuvole ma il fiato per chiaccherare dovrà aspettare per un bel po', così mi trovo a camminare per riuscire a mangiare, manca ancora al Portule dove un'altra salita s'inerpica aggressiva.
Non ho tempo di guardare gli orologi, sulla cresta i passi sono misurati al centimetro, una distrazione potrebbe costarmi caro così si scende con cautela tra i sassi smossi, ormai la forestale è in vista, ma alcuni paesaggi non temono confronti alla mia piccola macchina fotografica che è sempre in agguato nella tasca.
Ancora qualche sottobosco in sali e scendi, prima di vedere il monumento ai caduti di Asiago, l'arrivo è prossimo in un contorno di prati tagliati al millimetro, ecco il quadro degli ultimi chilometri in un verde intenso, volgo lo sguardo ogni dove per catturare qualsiasi cosa, ma nelle vicinanze del laghetto Lumera si possono già sentire le voci del paese in festa.
La mia Strafexpedition volge al termine dopo un quasi un intero giorno, con qualche applauso anche per me.
Oggi finisce la mia corsa quassù, e mi aspetta un gran lavoro da domani per rimettere insieme tutti i tasselli, e sotto allo striscione del traguardo ho già voglia di immaginare quale sarà la mia prossima meta.
Strafexpedition 3/9/2017
Moderatore: maudellevette
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