Giancarla ha scritto:
...mi sono trovata alle prese con una contrattura al polpaccio, un gran male, muscolo irrigidito e roba da non riuscire quasi a reggere il peso sulla gamba. Cura di vitperatissime pastiglie ed iniezioni. Il giovedì sono andata a fare una corsetta di paese, 6 km, credevo di star meglio invece ho risvegliato il guaio e sono arrivata ultima, zoppicante e staccatissima da tutti gli altri (non certo per l'orgoglio della corsa, ma per il fatto che alla macchina dovevo pur tornare in qualche modo). Il sabato mattina partiva il trail , oltre 100 km per 5.000 e rotti m di dislivello. Ovviamente c'ero, zoppa...
Se avessi ascoltato il buonsenso ed i saggi consigli, quel giorno avrei dovuto restare a casa a mangiarmi le unghie. Il lunedì stavo bene, il dolore è via via passato, non ho avuto conseguenze permanenti. Quindi?
Continuo a non capire quest'ottuso terrorismo. Non stiamo parlando di morfina, di coca o chissà quali droghe. Stiamo parlando di farmaci di libera vendita al banco, oppure di farmaci con prescrizione medica per cui il dottore si limita sempre solo a dirmi: "Non esagerare"
La mia nettissima impressione è sempre che, dietro a questo accanimento contro i supposti aiuti chimici, ci siano sempre due cose: una buona dose di presunzione per cui qualcuno si sente sempre migliore di altri ed in diritto di giudicare gli altri del bene e del male, ed un'altrettanto buona dose di invidia malvagia che a qualcuno fa dire "Sì quello lì ce l'ha fatta, ma è stato solo grazie all'infiltrazione nel ginocchio". Non me la spiego altrimenti, tanta acredine; di sicuro non me la spiego con motivi di preoccupazione per la salute altrui. Ai buoni samaritani credo poco. Di solito, a pensar male si fa peccato ma purtroppo non si sbaglia...
Scusami Giancarla se mi intrometto in questa tua interpretazione dei fatti.
Non ti conosco personalmente e quindi quello che ne ricavo è solo frutto di quello che leggo sul forum.
Ti conosco invece come figura si spicco del forum e ti rispetto in quanto hai un curriculum sportivo da far paura...Al tuo confronto le mie esperienze (sportive) fanno ridere, ma veniamo al dunque.
Ho letto con interesse questo post e nella quotazione l'ho leggermente snellito per non riproporlo tutto.
Personalmente non condivido niente di quello che scrivi e credimi non sono ne saggio, ne un presuntuoso ne un invidioso malvagio.
Sono spesso vittima di infortuni (anche adesso che sto scrivendo ho un maledetto stiramento recidivo al polpaccio) e nel tempo ho imparato che la miglior cura è "non curarsi" non solo inteso come assunzione di farmaci o di pratiche fisioterapiche ma anche inteso come "non preoccuparsi, non curarsene".
Ho imparato con il tempo che il non potermi allenare e perdere qualche gara, non pregiudica la mia vita di tutti i giorni. So perfettamente che avrò altre occasioni, so perfettamente che posso ricorrere ad altri mezzi allenanti non solo per non perdere del tutto la forma, ma anche per avere la buona dose quotidiana di endorfine.

(che droghe meravigliose le endorfine...)
Tu affermi che non ci sono conseguenze permanenti ma non credo proprio sia così.
L'uso massiccio di medicinali anche se non te ne accorgi nel breve periodo, lascia sempre degli strascichi,
impercettibili certo, ma che lavorano come le gocce d'acqua sulla roccia: ti scalfiscono a poco a poco.
Tu dici che con uno stiramento al polpaccio a furia di iniezioni e pasticche sei riuscita a partecipare ad un supertrail di 100km ecc. ecc.
Io non sono un buon samaritano e non mi preoccupo della tua salute, (sei libera di fare quello che credi)
ma ti chiedo: ne è valsa la pena? Ti senti una persona migliore solo perchè sei riuscita a partecipare a quel trail di 100 km?
Io a volte mi sento una persona migliore quando riesco a rinunciare a qualcosa.
Ho imparato che lo spirito del trail si può mantenere vivo anche organizzando ristori abusivi nei TA degli amici, oppure partendo insieme a loro anche se so benissimo che non correrò, ma li attendo all'arrivo e poi si va a sparare bischerate al pasta party.
Questa ricerca spasmodica della prestazione ad ogni costo mi sembra fine a se stessa: è come il cacciatore che mette una tacca in più sul calcio del suo fucile, magari senza neanche mangiare la preda dopo...
E credimi, nessuna invidia malvagia non mi pongo il problema di dire "quello li ce l'ha fatta grazie all'infiltrazione", piuttosto mi viene da dire "quello li ce l'ha fatta
nonostante, l'infiltrazione.
Un saluto, Daniele