"se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

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Moderatore: leosorry

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Krapotkin
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da Krapotkin »

Vi ringrazio, sto capendo molte cose e come sempre sono pronto a cambiare idea e atteggiamento qualora intravedessi nuove prospettive.
Ieri ho avuto modo di chiacchierare con un trailer di lunga esperienza, incontrato per caso, e nei discorsi fatti, sempre troppo brevi mannaggia, ho capito altri aspetti che non conoscevo e che spingono a fare quello che si fa.
Non so se aprire un altro 3d :mrgreen: , in linea con questo :lol: o fare qui una domanda.
La faccio, ovviamente non a chi punta al podio ma ai “normali”, come lo sono la maggior parte di quelli che frequenta il forum di ST.
La differenza fra gare brevi (definizione di brevi? :roll: :lol: ) e ultra è enorme soprattutto per il risultato. Se, a parte le prime gare disputate per vedere se ce la si fa o quelle per allenarsi a quelle più dure, nelle quali il risultato è cercare di finirle o finirle non distrutti. Nelle altre, quelle ultra, il riuscire a finirle è elemento principale.
Quindi, per il vostro allenamento, stato mentale, crisi esistenziale, perché ve lo ha ordinato il dottore.... quando scatta il desiderio di diventare un FINISHER?
Quanti km e D+ deve avere quella gara?

Ps. Lo so che sono seghe mentali, ma se non ce le si fa, che gusto c’è? :P
porcy07
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da porcy07 »

Io penso alla fine che il succo di tutto, oltre ovviamente al divertimento e al piacere di fare le gare (e già qui si potrebbe aprire un altro discorso: perchè fare le gare? Non basta seguire la traccia e fare lo stesso percorso? Per i ristori? Per il pacco gara? Per l'atmosfera? ) sia quello di alzare sempre l'asticella un po' di più. Sinceramente non provo più la stessa adrenalina quando faccio una gara di livello inferiore rispetto ad un'altra già completata, ho sempre il desiderio di spingermi oltre.

Ho partecipato l'anno scorso alla prima gara, una 69 km con 3930 D+. Sono arrivato al traguardo felice di essere stato finisher, ma già con il rammarico di non averci impiegato un po' di meno. Da li sono seguite tre trail tra i 42 e i 50 km, ma nessuno mi ha dato le stesse emozioni del primo, nonostante degli ottimi risultati personali (nessun podio tranquillo ;) ). Ma mi sono dovuto iscrivere ad una 121 per riprovare gli stessi brividi. Mancano 25 giorni.
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fele
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da fele »

porcy07 ha scritto:perchè fare le gare?
Semplice: la prima volta, per esplorare nuovi percorsi che non siano i soliti intorno casa; la seconda volta, per vedere di finirla un po' prima :)
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mircuz
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da mircuz »

porcy07 ha scritto: Ho partecipato l'anno scorso alla prima gara, una 69 km con 3930 D+. Sono arrivato al traguardo felice di essere stato finisher, ma già con il rammarico di non averci impiegato un po' di meno. Da li sono seguite tre trail tra i 42 e i 50 km, ma nessuno mi ha dato le stesse emozioni del primo, nonostante degli ottimi risultati personali (nessun podio tranquillo ;) ). Ma mi sono dovuto iscrivere ad una 121 per riprovare gli stessi brividi. Mancano 25 giorni.
I miei dubbi sono riassunti qui sopra. Premesso che ciascuno fa le sue scelte che magari non condividiamo ma sono sempre rispettabili, è "sano" iscriversi a gare così impegnative? Passare da 70 km a 120 km è un bel salto....poi è vero che la lunghezza è solo uno dei parametri che determinano la durezza di un percorso, ma sicuramente è un salto nel vuoto quello di Porcy07.
Nel mio caso ho fatto parecchie gare quest'anno, dai 20 km ai 65 dell'Ultrabericus, sempre divertendomi e ottenendo dei buoni crono (per me). Devo essere scontento di questo e iscrivermi a qualche ultra lunga per essere soddisfatto? Devo provare invidia per i miei compagni che fanno gare più lunghe e impegnative? Devo per forza arrivare al mio limite fisico per essere soddisfatto? O forse mi dimostrerò più forte nel saper rinunciare e nel trarre il meglio da quello che faccio? Per assurdo a volte è più facile cliccare il tasto per iscriversi che non resistere alla tentazione. La testa comanda ma il corpo esige rispetto!
Con questo ribadisco di non voler criticare le scelte di nessuno. E' solo uno spunto per fare una riflessione.
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augusto losio
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da augusto losio »

secondo me stiamo un po' uscendo dal seminato, ma dato che l'argomento mi sta a cuore riprendo gli ultimi post di porcy07 e mircuz.
uno dei pochi obiettivi che ho nel trail è di "alzare l'asticella", che come modo di dire rende abbastanza bene l'idea.
però con giudizio; o forse è timidezza o perfino paura? non mi importa, comunque quando ho iniziato ho percorso poco a poco tutti i passi, dalla 37k alla 52k alla 70k alla 80k e solo a quel punto le tre cifre ma appena superiori ai 100k, e solo successivamente lunghezze (e dislivelli) superiori.
per me la bellezza di una gara, nel senso di poterla godere, sta nel non fare salti ma di avvicinarmi per passi successivi e senza strappi.
quindi.
sì all'aumento delle difficoltà, fino a uscire dal trail per entrare nell'endurance.
ma compatibilmente con le mie possibilità, tant'è che non sono mai andato oltre le 100miglia proprio perchè quella distanza per me ha rappresentato, oltre che una soddisfazione personale già adeguata, anche un limite fisico non indifferente.
porcy07, stai facendo un salto (per me) impressionante, ma solo tu potrai giudicare se la scelta è stata azzeccata.
e guardandoti indietro dopo aver tagliato il traguardo (sì, toccati pure se sei scaramantico...) sarai sempre tu a giudicare se lo potrai chiamare trail in funzione della frazione corsa oppure rantolata.
però rantolala, guardare la mattina dopo la faccia che ti sorride allo specchio e riconoscere un finisher è qualcosa di impagabile.
porcy07
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da porcy07 »

Non nascondo che questo post, uscito a poche settimane da quella che per me è un'impresa mi ha messo un po' angoscia. Questa deriva dal fatto che sono cosciente che questa sarà per me una gara dove camminerò moltissimo (speriamo non di non rantolare dai :D ). Se mai avrò la fortuna di essere finisher cosa devo fare, sentirmi in colpa?? non considerarmi finisher perchè "così è troppo facile"? Oppure il mio arrivo vale meno perchè camminato, rispetto a uno che ha corso tutto il tempo ma ha preferito dormire un paio di ore?

Riguardo l'alzare l'asticella vi espongo il mio pensiero, che non vuole essere critico nei confronti di qualcuno ma che mi interessa veramente approfondire. Qualche mese fa ho fatto un trail di 42 km. A circa metà percorso, il tracciato corrispondeva a quello da 26 km, e dopo poco mi ha superato di gran lena quello che sarebbe stato poi il vincitore del corto. Al mio arrivo mi sono chiesto che senso avesse dominare una gara "corta", quando potresti giocartela o comunque andare forte in una gara più lunga. questo rimane per me il dubbio: quindi per alcuni alzare l'asticella vuol dire dominare una short, mentre per altri rimanere anonimo in un ultra.

Chiudo con una considerazione sul salto da 69 a 121. Si forse è un salto nel vuoto. Ho la fortuna di potermi allenare sula tracciato della gara, di conoscerne le insidie. è una 121 tostissima che i vincitori chiudono in 18 ore (6h in + della LUT). Ma è un desiderio che ho da 5 anni, e negli ultimi due ci ho dato dentro. Forse mi affascina più l'avventura della notte e dello stare per 30 ore in giro per la montagna, non lo so, ma quel che sarà saraà
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mircuz
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da mircuz »

@porcy07, ho pochi dubbi sul fatto che finirai la gara e la finirai bene. E non sarà importante la % di frazione corsa, saranno importante le sensazioni (positive, speriamo) che ne avrai ricavato. Però mi avete dato un altro paio di spunti interessanti.
Essere finisher e guardarsi allo specchio è veramente importante? Lo scorso anno ho completato il mio trail più lungo, 80 km e 5000 D+, ma poi sono rimasto vuoto, senza emozioni, senza orgoglio. Come ho scritto in FB, "un pettorale stropicciato e poco più". Lo scorso week end ho fatto un TA in notturna sul Carega, (54 km e 2500 D+). Beh, è stato bellissimo! Mi sono emozionato prima, durante e dopo. Ho goduto, mi sono sentito vivo, mi sono sentito tutt'uno con la natura e la notte e la montagna e i miei compagni! Senza ricevere nessun premio finisher, tranne una bella birrozza al bar all'arrivo.
Riguardo le gare "corte", a mio avviso spesso ha più coraggio e fa più fatica chi si impegna per migliorare il proprio tempo su un tracciato breve, di chi allunga i kilometri ma abbassa il ritmo. Provate voi a tirar giù un paio di minuti su una 10 km, mentre invece a raddoppiare la distanza sono capaci tutti. E' un po' una provocazione la mia, ma a volte credo sia così. Forse in questo forum siamo (io compreso) un po' troppo ULTRA e molto poco veloci :mrgreen:
Rispetto per tutti.
suzukidr650
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da suzukidr650 »

martin ha scritto: Sappiamo che andare oltre la soglia anaerobica per periodi che superano 40-60' (secondo nostro stato di forma) è controproducente perché dopo dobbiamo rallentare. Sappiamo anche che stare al livello della soglia aerobica, che potremo tenere per un tempo molto lungo, significa andare ad un ritmo troppo lento per rappresentare il nostro ritmo ideale. Quindi la frequenza cardiaca ideale per tenere il ritmo abbastanza alta ma che non ci manda in crisi sta fra le due soglie.
Questo stadio intermedio viene chiamato da diversi autori/allenatori "Steady State" in cui si stabilisce un ritmo cardiaco (una zona di circa 10-15 battiti secondo le caratteristiche dell'atleta) sopra la soglia aerobica ma sotto la soglia anaerobica. Questa zona sarà diversa per ognuno di noi è dipende dal nostro stato di forma, l'età, la nostra struttura fisica, nostra genetica. Dentro questi limiti l'organismo sta lavorando nella sua situazione ideale per produrre la massima efficienza su un percorso con variazioni di pendio, terreno ecc. irrespettivo della velocità. Questo significa, per forza di cause, rallentare/camminare in salita, e accelerare in discesa.
E chiaro che se il percorso è corto (fattibile attorno o meno di 90') si può andare occasionalmente fuori zona (sopra la soglia anaerobica) senza avere grave conseguenza ma per percorsi che richiedono 120'+ questo rappresenta il comportamento più efficiente e risulterà in un tempo complessivo minore.
Ciao, mi interessa molto questa parte. Tra poche settimane correrò per la seconda volta la Sudtirol Sky Marathon (42km e 2800D+). L'anno scorso pur tra mille errori (era la mia prima 42km in assoluto) sono riuscito a chiuderla in maniera per me soddisfacente e quest'anno vorrei migliorare il mio tempo.
Il grosso problema che ho incontrato è stato il cercare di dare troppo nelle salite e pertanto nelle discese dovevo recuperare oltremodo, non riuscendo assolutamente a correre.
Ho notato negli ultimi allenamenti che cercando di tenere una soglia più bassa, quindi rallentando decisamente in salita, questo inconveniente no si manifesta per cui in discesa non ho problemi a correre anche per lunghe distanze. Il mio cardio regista una HRmax di 191 (ho 41 anni e mi alleno da 2 essendo partito da zero) e a riposo 60. La zona 3 mi è data a 135-154 e la zona 4 a 154-174.
Quanto devo tenere per rimanere nella Steady state? 150-160?

Grazie 1000
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fele
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da fele »

191? e come la ricava? Mi sembra "un po' tantino" a 41 anni... :)
suzukidr650
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Re: "se cammini vuol dire che c'è qualcosa che non va"

Messaggio da suzukidr650 »

fele ha scritto:191? e come la ricava? Mi sembra "un po' tantino" a 41 anni... :)
Ho un Garmin Fenix 3 hr, alla fine di ogni allenamento rileva la FC max. Direi più attendibile della solita formula 220-eta, oppure sbaglia clamorosamente?
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