. Dato che mi sento normale, ma qui il confine tra normale e purista è sottile a quanto sembraGli Indiani d'america usavano dire:" Prima di giudicare qualcuno, cammina almeno un giorno nelle sue scarpe!" Mai detto fu più vero
.....cazzarola, vai a casa!!se un partecipante al TOR, dopo 4-5 notti trascorse tra 2500-3000, in un'impresa che lo segnerà per il resto della vita, si trova bloccato dal mal di schiena, dal mal di gambe, con gli occhi che si chiudono dal sonno,
............che ti posso dire Lucianone, io dico NO, non mi interessa piùcon ancora un giorno davanti per dire ce l'ho fatta...bisogna essere là, stravolti dalla fatica ed in preda all'enfasi di finirla ad ogni costo...poi vediamo se si dice no ad un medico pronto ad aiutarti per sentire meno il male
.....trovami un modo per poter vivere senza lavorare e ti assicuro che l'antidolorifico/antiinfiammatorio lo lascio in farmacia; ma che vuol dire questo Lucianone? Chi si iscrive al TOR mica lo fa per campare, non è obbligato.Poi voglio vedere i molti puristi, quando vittime nella vita "reale" di febbre o mal di schiena, in quanti rifiutate antibiotici o antidolorifici per essere più brillanti al lavoro
Non stiamo parlando dell'utilità dei farmaci in generale, ma in una manifestazione sportiva e non per curare, ma per poterla finire.....ma è veramente possibile che la bramosia di impresa, prestazione, di sentirsi speciale non ci faccia ammettere, anche nel nostro intimo, che un aiuto - per piccolo che sia - ha già falsato le carte in tavola? Senza quell'aiuto sarei riuscito ad andare avanti? E che cazzo, ma è così arduo domandarselo e rispondersi sinceramente?