Se, poniamo, in piano vado 8, rispetto agli altri in salita vado 7, il salita ripida dove si cammina 6 ma in discesa almeno 9.
Quindi, pur essendo in generale uno scarso, quando il sentiero gira verso il basso vado "meno peggio" che dalle altre parti.
Sono arciconvinto di due cose:
1.
discesa tecnica è un altro modo per dire discesa di m...erda.
E' uno di quei modi gergali che si usa fra simili.Se penso alle scalinate verdi di muschio del trail di portofino dove ho superato tutti quelli che ho incrociato, senza alcuna eccezione e recuperando almeno 30 posizioni, continuo a pensare "oddio!! oddio!! oddio!! " ad ogni passo.
2.
Sarò banale, ma scendere secondo è la somma di tre fattori: gambe, grinta e voglia.
Mi spiego:
Senza gambe non vai da nessuna parte. Tutto bello ma quando sono cotto il mio voto come discesista cala. Eccome se cala.
Senza grinta la discesa spaventa. Tutti. Se inizio a pensare ai vari "se","ma", "forse", ... addio. Inizio a passeggiare, altro che a correre.
Ma secondo me è soprattutto questione di voglia, intesa come applicazione. Si , occhei, leggi, ti informi, ti fai spiegare ecc ecc ma se non ti applichi man mano, con calma e senza strafare, non migliori.
Ogni volta un terreno diverso, sensazioni diverse, chilometri nella gambe diversi, obiettivi diversi.
Quindi ogni volta "tecniche" diverse.
Banalizzando, mentre nel resto è basilare solo il "dosaggio" delle forze in discesa ogni volta è, secondo me, necessario studiare se stessi e vedere come si può migliorare.
Ognuno a modo suo.
Ognuno alla ricerca della propria tecnica.
Tenendo ben presente che "io vado piano ed in discesa perdo tempo ma mi riposo un sacco" è una delle tecniche.
E certo NON la peggiore.
Ciao