Bene oramai tutto è definito. Ritrovo lunedì ad ALONTE alle 8.30, oppure all'uscita di MONTEBELLO (A4) dove vi aspetterà MASSIMASSI (Massimo Massignan) alle ore 8.
Chi volesse aggiungersi per la corsa non si faccia problemi e si faccia trovare ad Alonte o a Montebello.
Per chi ci sarà ci faremo gli auguri lunedì. Per tutti gli altri
AUGURI DI BUON NATALE!
Per non tediarvi troppo durante la corsa ho preparato una descrizione del percorso... chi ha voglia la legga... gli altri saltino, non c'è nulla che sia indispensabile lunedì.
Geologia: per capire cosa pestiamo
I colli Berici sono delle alture caratterizzate dal rialzamento di strati calcarei di origine sedimentaria formatesi in un fondale marino poco profondo e ricco di vita. Questa caratteristica ha permesso la formazione di strati di roccia che sono stati estratti e utilizzati in architettura sia come elemento strutturale che come elemento decorativo noto con il nome di Pietra bianca di Vicenza.
L'innalzamento è maggiore nel versante est dei colli. In una prima fase questo versante emergeva dal mare e costituiva una vera e propria scogliera. Il versante ovest invece si affacciava alla piccola laguna racchiusa tra i Berici e le prealpi. Questo versante è stato modellato da un continuo apporto di detriti portati dai fiumi che scaricavano nella laguna.
L'area di colli appartenenti al territorio di Lonigo che attraverseremo è caratterizzata da un vasto altopiano carsico. Molte sono le piccole grotte sia di immersione sia di affioramneto delle acque e numerosissime le doline.
Il percorso. Per non correre solo con le gambe ma anche con la testa.
Da Alonte imboccheremo il sentiero che costeggia la cava. Se come già detto l'attività estrattiva sui Colli Berici è una tradizione antichissima non si può dire che le cave come queste siano la continuazione di quella tradizione. Il materiale estratto infatti non è la pietra di Vicenza ma si estrae del materiale inerte utilizzato sia in edilizia sia come materiale di riporto per la costruzione di strade.
Lasciata la cava il sentiero taglierà i dolci pendii coltivati principalmente a vigneto per arrivare sopra all'abitato di Orgiano di cui si scorgerà l'ampio parco di Villa Fracanzan Piovene.
Villa Fracanzan Piovene, noi passeremo nel bosco in alto
Attraverseremo un bosco e fiancheggeremo alcune caratteristiche abitazioni sino a costeggiare la polveriera di Orgiano.
Si tratta di un deposito munizioni dell'esercito Italiano dedicata al Fante Mario Stellin, medaglia d'oro al valor militare, caduto durante la Campagna di Russia.
Se da un lato il sentiero costeggerà la recinzione della Polveriera dall'altro invece ci si affaccerà sulla Val Liona. È una delle due grandi valli che solcano i Berici. L'altra è la valle di Fimon e con questa ne condivide un passato di palude oramai dimenticato grazie alle bonifiche. Qui in Val Liona le bonifiche sono state fatte per opera dei Dolfin, signori veneziani, di cui si scorge in lontananza la loro proto-villa nel piccolo borgo di Campolongo.
Il complesso di Villa Dolfin a Campolongo
Si attraverserà la strada che sale da Villa del Ferro e si proseguirà dapprima per strade sterrate quindi su single track in discesa. Svolteremo a sinistra per ripida salita sono a raggiungere nuovamente la dorsale, o più precisamente il bordo dell'altopiano. Questa zona è chiamata Crearo. Nel dialetto locale la terra Crea è l'argilla che veniva estratta, nelle zone dove è più pura, per realizzate manufatti o più semplicemente per costruire le "marmore", biglie utilizzate dai ragazzi per giocare.
Attraversiamo ora una delle zone più ricche di doline. Ve ne sono alcune realmente profonde, sembrano il cratere lasciato da misteriose esplosioni o dall'impatto di meteoriti.
Sezione immaginaria di una dolina
Il fenomeno è invece dovuto alla presenza di un "buco", un pozzo verticale, presente nei strati rocciosi sottostanti che si chiama inghiottitoio carsico, "sperugola" nel dialetto locale. Come il nome dice, infatti, inghiotte il terreno sovrastante lasciando queste "buche". Le doline venivano spesso modellate dall'uomo per renderle coltivabili.
una tipica dolina
Talvolta l'inghiottitoio è perfino visibile, altre volte si ostruisce parzialmente o completamente riempendosi d'acqua, si creano così dei laghetti temporanei, ma talvolta la loro vita è così lunga da originate un micro sistema tipico delle zone lacustri. In questo momento, complici i mezzi agricoli ben più potenti che in passato, non vi sono di questi fenomeni, ma a distanza di molti anni dalla scomparsa dell'ultimo episodio vi sono ancora tracce della vegetazione lacustre in una zona che è invece caratterizzata da estati molto aride.
Per stradine sterrte giungeremo a Grotte di Sarego. Il toponimo è chiaro, infatti proprio dove inizieremo a percorrere un breve tratto di strada asfaltata sono visibili delle grandi grotte. Queste sono il frutto dell'attività estrattiva della pietra di Vicenza. Sono grotte di origine antichissima. L'attività estrattiva della pietra di Vicenza avviene seguendo filoni di pietra compatta, quasi sempre in galleria. Il toponimo per le località dove avveniva estrazione è sempre Priare, in questo Grotte di Sarego fa eccezzione.
Correremo sull'asfalto per 500m circa per proseguire poi su strada sterrata. Ad un certo punto si presenterà di fronte a noi la Rocca Pisana. Eretta in posizione dominante sulla sommità di una collina dall'omonima famiglia Veneziana su disegno dell'architetto Vincenzo Scamozzi. La potremmo ammirare ancora meglio poco più avanti se, dopo aver imboccato il sentiero gi volteremo. La villa, visibilità permettendo, avrà come sfondo il Baldo.
la rocca Pisana
Per stradine agricole o sterrate e attraversando alcune corti giungeremo in vista della chiesa di Monticello, da dove si doveva in origine partire per la nostra corsa. La chiesa lascia ancora intravvedere nelle sua forme le origini dell'antico castello.
Ancora qualche chilometro di stradine e scendelemo ad Alonte passando prima per la frazione di Corlanzone da dove si potrà anche osservare l'antica chiesa di Alonte sita nella sommitò della collina, oramai in abbandono e in proprietà privata.
la chiesa vecchia di Alonte