Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
... Fine settimana... Sky,fine settimana Trail... ,
Sabato,Valcava SkyTrail,il percorso era..."chiaro",15K,D+1000.
Una salita"il millino"e relativa discesa.Arrivo,veloce ritiro pettorale e pacco gara,"sane"chiacchiere con gli"amici"e arriva subito l'ora della...partenza.
"Tutti"partono a..."manetta"...e quasi subito rimango da...solo (cercherò di mantere la"posizione) i primi kilometri in leggera salita e un bel lungo falsopiano
permette di"scaldare"la gamba,e dopo un pò arriva la salita,quella vera,"cattiva"dove il passo si fà sempre più"corto",arrivano anche i"temutissimi"scalini,1220,uno dietro l'altro"uguali uno al l'altro,e nel frattempo si vede sopra di mè il GPM,Valcava,dopo sò che è "solo"discesa,veloce ristoro e via.
Però adesso "pago"un pò il salitone,le gambe"urlano"il loro...dolore,la discesa è tecnica"leggermente fangosa,quindi decido(ma non potevo fare...altro)..di rallentare,le gambe non girano come vorrei,ma sono fermamente convinto di stare nel tempo limite e così è !
Vedo l'Arrivo,corro e finalmente "chiudo"al"solito"anche questa mia nuova"prova" !!
Un grazie agli"organizzatori,ai volontari,balisaggio e ristori"essenziali"ma "giusti".
Dopo di che è stata"festa",... aperitivo e cena,"racconti"e chiacchiere sulla giornata appena trascorsa,giornata soleggiata e panorami "sempre"vari e unici.Sicuramente da ripetere.
... E dirigendosi verso casa,piove !
Domenica,con Manuela non paghi,ci dirigiamo alla Non Comp. di"casa"saranno 17K,i primi Kilometri sù asfalto,dopo di chè"fantastici"sentieri dove ancora regna un leggero strato di...fango,volontari sempre gentili e per "chiudere"in bellezza,ravioli in brodo & vin brulè !!... Ormai le gambe"sono arrivate" !
Ma felicissimo di aver passato un fine settimana... Sky,o... Trail !?!?... l'importante è correre in compagnia e sempre in natura,dopo di chè sono "solo"... sigle !
...Valcava Skytrail
MILLE (E PIU’) “SPLENDIDI” GRADINI
Di Marco Stracciari
Kahled Hosseini mi perdonera’, spero, se il titolo che precede questo mio squinternato racconto ricalca quasi fedelmente il titolo del suo secondo best-seller.
Kahled Hosseini e’ afghano, quindi uomo di montagna. Per gli afghani, che siano di etnia Pashtun, Tagika o altro, la montagna rappresenta teatro di guerre, di carestie, di lunghe ed estenuanti migrazioni e di soprusi. Per noi, la montagna, e’ ben altro… per fortuna.
E’ finalmente tornato il sole, anche se durera’ giusto lo spazio di un pomeriggio, sulla Valcava, finalmente sgombra dalla neve. E dopo solo sei giorni dalla bella gara di Carvico torno in terra bergamasca per misurarmi con chilometri e dislivelli. Avevo sentito pareri abbastanza positivi su questa gara sia per l’organizzazione, che ho riscontrato ineccepibile, sia per il percorso. Ecco: proprio su questo secondo aspetto tenderei a soffermarmi: il percorso. Un mix diabolico, tremendo, devastante di situazioni tutte diverse tra loro ma tutte uguali della equa distribuzione della sofferenza. Perche’ di sofferenza sto parlando: fisica e mentale.
Non amo particolarmente le partenze pomeridiane, ricordando due precedenti lontani tra loro ma vicini nella mia memoria: mezza maratona di Roverbella e maratona di Helsinki. In piu’ una vigilia nella quale ho fatto di tutto per non far assomigliare il mio pregara a quello di un atleta, anche di seconda o terza fascia; mi porteranno ad una prestazione ben lontana sia in termini di risultati che di morale a quella del “Canto”.
Ma sono comunque motivato. Sara’ il sole, sara’ la consapevolezza di riuscire finalmente a fare qualcosa di buono anche quando non si tratta di asfalto e lunghi rettilinei, ma ho fiducia nell’affrontare questo… non so cosa tutto in salita.
Puntuale, alle 15.30, lo start. Riscaldato a dovere, grazie alla compagnia di Savino, parto come sempre nelle retrovie per trovare morale nei sorpassi, mentre i primi e gli outsiders gia’ s’involano.
Un inizio soft e poi un lungo “mangiaebevi” dove comunque mi trovo a scambiare posizioni con atleti che onestamente non dovrebbero essere li’ con me, o forse non dovrei essere io li’ con loro; ma tant’è che il primo tratto me lo godo appieno, fango compreso.
Ma dopo questo primo dolce approccio inizia la parte dura, che mi accompagnerà per circa un’ora.
Il sentiero diventa ripido e la buona corsa che avevo intrapreso lascia spazio a cadenzati e pesanti appoggi sul terriccio bagnato, sulle roccette scivolose e su radici che spuntano minacciose dal fango. Non mi diverto più: ora ansimo, cercando di non perdere contatto con il trenino che mi precede e cercando di non rallentare il costante passo al quale mi sottopongo. Poi, ad un tratto, la buona novella: tratto in discesa asfaltata che ci portera’ nuovamente ad un sentiero. Un sentiero? Mah… io non vedo nulla, mi catapulto giu’ e, appena girato l’angolo, il “piatto forte” del menù di oggi si presenta in tavola. Prima o poi sarebbe capitato ma la vista di quei 1221 gradini, larghi piu’ o meno mezzo metro e alti forse oltre trenta centimetri, sono un’autentica mazzata al morale prima ancora che al fisico. Ma sono qui e devo farli. E’ con me Daniela Vassalli, una campionessa di fama mondiale in questo strano tipo di competizioni: e anche se il lungo serpentone, per mancanza di spazio, e’ costretto a procedere in rigorosa fila indiana vietando di fatto i sorpassi, mi sembra strano dividere questo tratto di rampa ripida e monotona con un’atleta di tale calibro. C’e’ addirittura qualcuno che abbozza ad alta voce un count-down, subito zittito, e lo sbuffare perpetuo ormai diventa l’unico rumore udibile in questo mortale budello.
Mi chiedo cosa potrebbe succedere se qualcuno dovesse sentirsi male o dovesse cadere all’indietro: nel primo caso non trovo risposta mentre nel secondo immagino, nascondendo un sorriso sarcastico, l’effetto domino che ne sortirebbe e le tragiche conseguenze che potrebbe scaturire da una situazione del genere.
Le scale, quei 1221 motivi per cui quel sabato pomeriggio sarebbe stato meglio essere da un’altra parte, finalmente finiscono, anche se la sofferenza e’ ben lontana dall’essere terminata. Dopo una sosta al ristoro, un altro sentiero ripido, fangoso e roccioso prosegue nella sua opera di distruzione e, una volta terminato, finalmente si respira.
Un tratto in leggera salita, corribile anche se piano, ci accoglie nello squallido scenario della cava, che percorriamo per circa 500 metri. E poi, una secca svolta a destra, ci riporta alla realta’, fatta di salita, sofferenza e fatica. Situazioni e sensazioni che terminano alla fine di un ripido pratone con sosta obbligata al GPM: Trattoria Cantinetta, ai piedi dei ripetitori. Ci arrivo dopo ben 1h20’ dalla partenza ma ho ancora lucidita’ sufficiente per farmi scappare la battuta del giorno. Ci sono addetti al ristoro e numerosi spettatori per tenerla per me ed infatti, una volta sorseggiato mezzo bicchiere di sali, chiedo: “scusate, quando inizia la salita?”. Tutti ridono, mentre uno di loro, seriamente, mi avverte che le mie sofferenze sono al termine, o cosi’ lui crede.
Inizia la discesa, prima un tratto in asfalto, poi dentro il bosco. Tecnica anche se corribile. Finalmente inizio a divertirmi, anche se alcuni contrattempi mi frenano nel tratto iniziale. Mi fermo ad allacciare una scarpa, che rischio ormai di perdere; e per due volte perdo gli occhiali. Mi fermo ancora ed ancora, fino a ricordare che sono dotato di tasche posteriori ed e’ li’ che gli occhiali finiscono. E poi mi fermo ancora, soccorrendo un atleta finito per le terre. E’ il momento dei sorpassi: corro un lungo tratto in solitaria e poi uno, un altro, un altro ancora ed ancora… mi difendo bene per tutto quel ripido e stretto sentiero fino a quando finisce ed inizia il tratto finale. Ed e’ li’ che, nuovamente, lo sconforto prende il sopravvento. So che in totale saranno 15 chilometri, so di averne percorsi gia’ quasi 14 ed inizio a “tirare” per quanto possibile. Ma la notizia datami da un addetto al percorso mi gela: “hai ancora due chilometri buoni!”. No! Non e’ possibile! In una normale situazione percorrere un chilometro in piu’ potrebbe anche essere piacevole, ma in questa… Non vedo l’ora di arrivare e stento a credere alla perfida notizia appena datami. Piu’ avanti, un altro addetto mi avverte che mi dividono dal traguardo non piu’ di sette-ottocento metri. Sguardo felice al cielo, mi rilasso e affronto prima il letto di un ruscello aggrappandomi ad una corda poi, finalmente, affrontando l’ultima ripida salita, al termine della quale sbuco in un vasto pratone. E li’ c’e’ Sabrina ad attendermi con tanto di digitale, sperando in un mio saluto ed un mio sorriso. Niente: non ce la faccio e l’unica frase che mi scappa non e’ certo riportabile. Ultimi metri, un altro sorpasso, un ultima curva ed ecco il traguardo. Un cinque all’atleta che giunge immediatamente dopo di me e subito raggiungo il prato antistante l’arrivo sdraiandomi a terra. Rifiuto, ed e’ un caso piu’ unico che raro, una birra gentilmente offertami da Alessandro, ormai li’ da una quindicina di minuti, mentre il duo Cinzia-Cinzia mi tengono compagnia in questo “deambulante” momento.
Sono stanco, affannato ma soprattutto subisco un mix di sensazioni che si miscelano tra loro nella felicita’ di aver raggiunto il traguardo in meno di due ore, anche se di pochi secondi, e nella delusione per la tanta sofferenza che ho dovuto patire in molti tratti.
Ci pensera’ la cena finale, tutta compresa nel prezzo dell’iscrizione, e la vittoria di un gradito premio a sorpresa a tirarmi su il morale. Oltre alla bella compagnia, naturalmente, alla quale va il mio “grazie” per avermi fatto sentire uno di loro: un corridore delle montagne, anche se sbuffante e scoppiato.