Dico la mia pure io, che un po' di scarpe in questo ultimo anno e mezzo le ho viste. Ovviamente Deeago e Ico hanno ragione, senza l'allenamento e la confidenza con i sentieri non si va da nessuna parte, nessuna scarpa potrà mai ovviare alla nostra impreparazione.
Però, ed è un gran bel però, quando la gamba c'è e la testa pure, la scarpa giusta o sbagliata può fare una bella differenza, secondo me. Non tanto sul risultato cronometrico, quanto piuttosto sull'esperienza che vivremo durante una gara o un giro lungo in solitaria. Una scarpa comoda, adatta al nostro piede, che soddisfi le nostre esigenze di corsa o anche solo i nostri gusti, può rappresentare un'autentica svolta, facendo la differenza tra il "non vedo l'ora di rifarlo!!" e il "mannaggia a me e a quando mi è venuto in mente di fare trail...".
Nello specifico, i terreni in cui una scarpa da trail può fare la differenza effettivamente sono pochi, ma ci sono eccome: l'alta montagna, in particolare, li mette insieme tutti. Sentieri rocciosi, con tratti innevati, molto accidentati con radici e rocce smosse ovunque, ripi, rognosi, magari pieni di fango: io non ci correrei volentieri con delle stradali, per comode e performanti che siano. Che il podista locale ci vada su anche in ciabatte mi sposta poco o niente, in termini di giudizio complessivo, nel senso che la soggettiva percezione della comodità e del pericolo è un argomento in cui non mi addentro. Ricordo un ragazzo al trail del lago d'Orta che si stava facendo la 50km con uno zaino da 20 litri di Decathlon, un modello da escursionismo domenicale da pochi euro, e 'sto coso sballonzolava in maniera devastante eppure lui era tranquillissimo e felice come una pasqua: io non avrei sopportato quell'aggeggio addosso correndo nemmeno per 5 km figuriamoci per 50!
Da quando ho potuto toccare con mano, o per meglio dire con piede, le differenze tra le varie scarpe da trail presenti sul mercato confrontandole con qualche modello stradale, devo dire che ineffetti nella maggior parte dei casi sono minime, ma esistono e si fanno sentire. Qualche esempio:
Sul fango (ma anche sulla neve), una Fellcross/Sense Ultra SG/Mudclaw ecc. fa una differenza mostruosa rispetto ad una Wave Rider da strada, per quanto si scivoli un po' comunque. Non ce n'è.
Sui sentieri alpini asciutti, l'agilità che ti da una Sense Ultra piuttosto che una Roclite è difficile da eguagliare, soprattutto se si mettono nella valutazione anche la protezione e la leggerezza.
Sulle lunghe distanze, infine, trovo che una scarpa da ultra come una Leadville dia delle certezze in termini di comfort (e di durata del comfort) difficilmente eguagliabili da una stradale, persino su terreno mediamente facile. Penso al ciottolato delle strade bianche su cui tutti ci smaroniamo durante i trasferimenti tra una valle e l'altra: magari fino a 30km i sassolini non danno poi tutto questo fastidio, dopo 100km però potrebbero diventare a dir poco intollerabili... e allora vien fuori una Hoka, una Tecnica, che al grande comfort associa anche un'assorbimento quasi totale delle asperità.
Detto questo, anni fa durante una trasferta milanese per la quale mi ero portato solo delle Wave Inspire, il buon Deeago mi portò nella terra promessa: la Brianza, nello specifico Montevecchia, due ore e mezzo di allenamento meraviglioso su percorso collinare, non tecnicissimo ma neanche banale, che dovetti affrontare con le stradali (avevo solo quelle!). Ecco, in quell'occasione decisi che sì, le differenze ci sono e si sentono, ma non sono bloccanti: l'allenamento fu una turbofigata galattica, uno dei più belli di sempre.
