Argomento molto interessante per quanto mi riguarda, anche perché le stesse domande me le ero poste anch’io a suo tempo e mi sono servite per darmi dei paletti.
Ho letto tutte le risposte, alcune delle quali molto interessanti e condivisibili, tutte utili per farsi un’idea più precisa di come ognuno di noi vive in modo diverso un’attività apparentemente simile per tutti, se osservata dall’esterno.
I dubbi di Krapo sono ben posti:-Voi avete una vostra etica? -Non sarebbe il caso di prepararsi adeguatamente (ammesso di riuscirci), per correrla quasi tutta quella gara? -Cinquanta, ottanta, centoventi chilometri va bene ma il COME li percorro non è forse più importante del QUANTI?
Fosse semplice dare una risposta non saremmo alla quarta pagina; il trail running è uno sport che al momento (ma spero che così rimanga) presenta aspetti poco codificabili se confrontato con la maggior parte degli altri sport, fatta eccezione per l’ambiente nel quale si corre (è l’unico elemento che si trova scritto nella descrizione ufficiale di trail running). Il resto, dal momento della partenza all’arrivo, è strettamente connesso alle indicazioni che variano a seconda degli organizzatori (materiale obbligatorio, ristori, soprattutto i cancelli e via dicendo) e dipende dalle singole capacità e allenamento. Ciò significa che ognuno dovrebbe potersi sentire libero di guadagnare l’arrivo nel modo che ritiene più opportuno, senza doversi porre problemi di etica se non quelli relativi al rispetto dell’ambiente e dei concorrenti con i quali condividi il percorso.
Detto questo però, non possiamo negare che se possiamo camminare (più o meno quanto vogliamo!) nella maggior parte dei trail, questo è dovuto soprattutto a due fattori: uno economico e uno legato al volontariato. Ovvio che più i cancelli sono larghi (grazie ai volontari che danno la propria disponibilità a sostare sul percorso), più gente si iscrive, più denaro entra, più trailrunner arriveranno contenti al traguardo e, rinnegati i propositi dell’ultima salita (mai più a questa gara!) l’anno successivo saranno i primi ad iscriversi, e più indotto ci sarà, e tutto ciò va bene x muovere l'economia.
Ma dal
mio punto di vista, della
mia etica, concordo con chi dice che se non c’è la preparazione adeguata ci si confronta con distanze più adeguate alla forma; meglio una 50 corsa quasi tutta (tranne le salite più ripide, quelle le lasciamo ai giovani che lottano per il podio) che una a tre cifre ravanata, per avere il trofeo sulla parete; aggiungo che vado in montagna da 40 anni, non sarà certo una medaglia a convincermi a partecipare ad una gara, quando sullo stesso percorso ci sono stato mille volte, a me interessa molto l'aspetto sportivo, altrimenti preferisco un giro con gli amici.
A proposito: sì krapotkin, un’etica ce l’ho e mi auguro che tutti ne abbiano una, qualunque essa sia, praticare sport (qualsiasi sport) senza imporsi un’etica significa vagare in preda al vento che tira, concedendosi alibi in relazione alla propria preparazione, all’allenamento e allo stato di forma.
Ad oggi mi sono cimentato solo una volta sulle tre cifre, e per essere stata la prima esperienza sono rimasto soddisfatto dell’esito, proprio perché sono riuscito a rispettare i propositi della vigilia, cioè correre anche dopo il centesimo km, poi in realtà sono riuscito a farlo spesso e per lunghi tratti di sterrata anche in leggera salita su tutto il percorso (qui vado OT: il mio problema è il sonno, sono un dormiglione

e non riesco a reggere più di una notte senza dormire, molto probabilmente potrei crollare a terra in qualsiasi momento senza preavviso; questo è il motivo per cui le ultra xxl probabilmente non mi vedranno mai alla partenza

); avessi dovuto camminarla tutta mi sarei sentito a disagio, fuori luogo e a questo punto, dato che so che anche tu arrampichi tento un improbabile paragone: sarebbe come fare una via lunga tutta da secondo mungendo i rinvii nei tratti più duri; la via l’hai salita, ma con quale etica? Non era forse più soddisfacente salirne una un po' più facile e godersela di più?
Poi, che ognuno faccia quello che vuole, l'importante è (ancora) poterlo esprimere liberamente!
(e scusate per la lunghezza!

)