Re: Libro sul barefoot running gratis
Inviato: 05/03/2012, 16:22
La scorsa settimana ho posto il quesito sul barefoot running ad Orlando Pizzolato... Ecco qui sotto la mia domanda:
Buongiorno Orlando,
mi piacerebbe avere un tuo parere riguardo alla tendenza attuale (direi moda) che ha spinto molte aziende produttrici di scarpe, al lancio di modelli minimalisti che permettano la simulazione della corsa barefoot (a piedi nudi).
Come saprai il movimento barefoot si è sviluppato molto dopo la pubblicazione sulla rivista Nature della ricerca del prof. Lieberman e anche grazie al libro "Bor to run" di Christopher McDougall. In rete si trovano un sacco di post in forum che trattano l'argomento e ognuno di questi è pro-minimalismo. Tutti quelli che scrivono e che sono passati dalla corsa con scarpe tradizionali alla corsa a piedi nudi (o con scarpe minimaliste), sono entusiasti del loro nuovo stile di corsa e a quanto scrivono sono scevri da infortuni che invece subivano quando correvano con le normali scapre ammortizzate. Non ho trovato, invece, nessun post di gente pentita che sia testimone del fatto che essendo passata alla corsa minimalista si sia infortunato e/o abbia risentito di problemi.
Io credo che chi non ha problemi con la corsa minimalista, corra giusto per il piacere di correre e non sono convinto sia possibile seguire una programmazione mirata a migliorarsi (preparaizone di maratone, mezze, gare su strada e quant'altro) utilizzando sempre e solo scarpe ultraleggere. Penso questo perché, se davvero con la corsa a piedi nudi/minimale, si prevenissero gli infortuni, allora i runner professionisti dovrebbero essere i primi ad evitare allenarsi con scarpe A3 o comunque ammortizzate?
Quello che penso è che, la corsa a piedi nudi costringa a migliorare la tecnica di corsa ed è questo il vero motivo che allontana gli infortuni. Tu che ne pensi?
e la sua risposta:
La scarpa è stata la morte del cammino naturale perché i vari sistemi di supporto che le aziende hanno creato ha portato alla perdita di efficienza dei muscoli intrinseci del piede. Quindi, camminare (e correre) senza scarpe sarebbe la situazione migliore per mantenere vigorose le strutture del piede. Tale situazione però deve essere attuata da sempre, specialmente quando i tessuti del corpo sono elastici e tonici, vale a dire da quando si è giovani. Con il passare del tempo questi tessuti perdono parte del loro compito (i muscoli di un sessantenne sono decisamente più “rilassati” di quelli di un trentenne) e quindi non è consigliabile togliere il supporto delle scarpe quando manca l’efficacia della tenuta dei tessuti. Pertanto, non è logico togliere le scarpe quando per anni si sono abituate le strutture del corpo ad essere passive. In questo caso è molto probabile che i tessuti non reggano il carico e cedano.
Un semplice esempio è il graduale abbassamento nel tempo dell’arco plantare. A 20 anni la sua tensione è molto maggiore che non a cinquanta e ciò comporta un minor assorbimento del carico, specialmente per un podista. Un arco plantare abbassato deve essere sostenuto (di solito da un plantare). Personalmente, dopo 40 anni di carriera, non sono più in grado di mettere le scarpe da 200 grammi che usavo nelle gare e negli allenamenti veloci di 20 anni fa. Non riesco più a portarle 1) perché sento che il contatto del piede a terra è più pesante (e quindi assorbo meno i carichi), 2) non posso perché avverto indolenzimenti, specialmente al tricipite surale e quindi al tendine d’Achille, tali da indurmi a ricorrenti infortuni.
Per la mia esperienza ritengo che se per anni si sono usate le scarpe, non si possono togliere completamente e percorrere lo stesso chilometraggio con scarpe senza alcun ammortizzamento. Tuttavia, rendere più tonici e reattivi i muscoli intrinseci del piede sarebbe un allenamento da svolgere, ma con particolare parsimonia. Significa dapprima svolgere esercizi propedeutici specifici e poi passare gradatamente alla corsa con scarpe dalla suola contenuta, ma si tratta di percorrere pochi chilometri la settimana, comunque non più di 10 e su fondo morbido (erba).
Ai miei tempi, quando si usavano le scarpe chiodate, con suola spessa 5mm, non si doveva eccedere nel chilometraggio per evitare i classici infortuni da sovraccarico (tendinite, borsiti, fasciti e periostiti).
La “moda”, ma di base i forti interessi commerciali delle aziende, condizionano le scelte delle persone e quindi adesso si è deciso che si deve andare in questa direzione. Fra qualche anno invece ....
Buongiorno Orlando,
mi piacerebbe avere un tuo parere riguardo alla tendenza attuale (direi moda) che ha spinto molte aziende produttrici di scarpe, al lancio di modelli minimalisti che permettano la simulazione della corsa barefoot (a piedi nudi).
Come saprai il movimento barefoot si è sviluppato molto dopo la pubblicazione sulla rivista Nature della ricerca del prof. Lieberman e anche grazie al libro "Bor to run" di Christopher McDougall. In rete si trovano un sacco di post in forum che trattano l'argomento e ognuno di questi è pro-minimalismo. Tutti quelli che scrivono e che sono passati dalla corsa con scarpe tradizionali alla corsa a piedi nudi (o con scarpe minimaliste), sono entusiasti del loro nuovo stile di corsa e a quanto scrivono sono scevri da infortuni che invece subivano quando correvano con le normali scapre ammortizzate. Non ho trovato, invece, nessun post di gente pentita che sia testimone del fatto che essendo passata alla corsa minimalista si sia infortunato e/o abbia risentito di problemi.
Io credo che chi non ha problemi con la corsa minimalista, corra giusto per il piacere di correre e non sono convinto sia possibile seguire una programmazione mirata a migliorarsi (preparaizone di maratone, mezze, gare su strada e quant'altro) utilizzando sempre e solo scarpe ultraleggere. Penso questo perché, se davvero con la corsa a piedi nudi/minimale, si prevenissero gli infortuni, allora i runner professionisti dovrebbero essere i primi ad evitare allenarsi con scarpe A3 o comunque ammortizzate?
Quello che penso è che, la corsa a piedi nudi costringa a migliorare la tecnica di corsa ed è questo il vero motivo che allontana gli infortuni. Tu che ne pensi?
e la sua risposta:
La scarpa è stata la morte del cammino naturale perché i vari sistemi di supporto che le aziende hanno creato ha portato alla perdita di efficienza dei muscoli intrinseci del piede. Quindi, camminare (e correre) senza scarpe sarebbe la situazione migliore per mantenere vigorose le strutture del piede. Tale situazione però deve essere attuata da sempre, specialmente quando i tessuti del corpo sono elastici e tonici, vale a dire da quando si è giovani. Con il passare del tempo questi tessuti perdono parte del loro compito (i muscoli di un sessantenne sono decisamente più “rilassati” di quelli di un trentenne) e quindi non è consigliabile togliere il supporto delle scarpe quando manca l’efficacia della tenuta dei tessuti. Pertanto, non è logico togliere le scarpe quando per anni si sono abituate le strutture del corpo ad essere passive. In questo caso è molto probabile che i tessuti non reggano il carico e cedano.
Un semplice esempio è il graduale abbassamento nel tempo dell’arco plantare. A 20 anni la sua tensione è molto maggiore che non a cinquanta e ciò comporta un minor assorbimento del carico, specialmente per un podista. Un arco plantare abbassato deve essere sostenuto (di solito da un plantare). Personalmente, dopo 40 anni di carriera, non sono più in grado di mettere le scarpe da 200 grammi che usavo nelle gare e negli allenamenti veloci di 20 anni fa. Non riesco più a portarle 1) perché sento che il contatto del piede a terra è più pesante (e quindi assorbo meno i carichi), 2) non posso perché avverto indolenzimenti, specialmente al tricipite surale e quindi al tendine d’Achille, tali da indurmi a ricorrenti infortuni.
Per la mia esperienza ritengo che se per anni si sono usate le scarpe, non si possono togliere completamente e percorrere lo stesso chilometraggio con scarpe senza alcun ammortizzamento. Tuttavia, rendere più tonici e reattivi i muscoli intrinseci del piede sarebbe un allenamento da svolgere, ma con particolare parsimonia. Significa dapprima svolgere esercizi propedeutici specifici e poi passare gradatamente alla corsa con scarpe dalla suola contenuta, ma si tratta di percorrere pochi chilometri la settimana, comunque non più di 10 e su fondo morbido (erba).
Ai miei tempi, quando si usavano le scarpe chiodate, con suola spessa 5mm, non si doveva eccedere nel chilometraggio per evitare i classici infortuni da sovraccarico (tendinite, borsiti, fasciti e periostiti).
La “moda”, ma di base i forti interessi commerciali delle aziende, condizionano le scelte delle persone e quindi adesso si è deciso che si deve andare in questa direzione. Fra qualche anno invece ....