Grand Raid delle Prealpi Trevigiane 20/5/2017

Anteprime e cronache

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Matteo Scarso
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Iscritto il: 04/03/2016, 11:36

Grand Raid delle Prealpi Trevigiane 20/5/2017

Messaggio da Matteo Scarso »

Nel blu dipinto di blu.


La rincorsa verso un miraggio.
Fu così per me, il gran Raid delle prealpi Trevigiane.
Settantatre chilometri lungo i sentieri che si snodano tra Segusino e Col Visentin, i prescelti per questa competizione.
Alcuni definiscono quelli come noi, fuori di testa o pazzi ad affrontare simili fatiche, ma nel mio credo sono convinto che tutto è possibile, e sia proveniente solo da una profonda motivazione, che nella stragrande maggioranza dei casi parte da una forte volontà, ed il pensiero della fatica diventa quasi secondario.
In questo percorso si sale a dismisura, così tanto da impaurire anche i più bravi, e mentre vengo assalito da mille pensieri mi trovo sotto lo striscione di partenza, tra decine di persone affardellate con ogni accessorio e mille colori.
Gran brusio di tempi e medie, chilometri, dislivelli, ah che strazio sentire sempre le solite cose, oggi proprio non ne ho voglia dei numeri, e voglio godermi questo giro per me nuovo.
Io lì, il nessuno di turno in mezzo a tanti, con del rock in cuffia nel tentativo di smaltire le preoccupazioni sui temporali previsti per il pomeriggio, visto qualche mio ricordo poco piacevole.
I top runner lì davanti, agguerriti come cavalli da corsa sotto i riflettori degli organizzatori, fan ed appassionati.
Qualcuno è lì in disparte ad aspettare il via, in fondo non posso di certo competere con questi leoni, ma con me stesso non ci sono limiti, è l'occasione per dare il meglio in un percorso unico nel suo genere.
Un amico che decide di non correre mi fa da spalla, è Matteo, un esperto delle corse lunghe, così gli rubo consigli in continuazione, ed il suo supporto è fondamentale.
Pochi minuti dopo il via la faccia gronda sudore a catinelle già dalle prime salite, ma intanto si sale verso il monte Cesen che sovrasta il terreno del prosecco di Valdobbiadene, zona che conosco molto bene anche per altre circostanze sportive.
Questa è la prima delle vette più alte da affrontare in questo giorno nelle scarpe corsa, gli sfondi che ancora si possono scorgere, non temono confronti alla mia macchina fotografica impazzita fin da subito, salire e scattare senza sosta è quasi un'impresa, ma le nubi laggiù sono minacciose e conviene sgambettare per avere sempre meno pioggia da prendere, me lo sento che arriverà.
Corro in su e in giù, ma solo dove me lo posso concedere, per arrivare intero al traguardo, che è sempre più vicino, ma ancora così lontano.
Con un passo dopo l'altro si raggiunge la meta, e questa è la mia costante mentale, così cerco di raccogliere informazioni da ogni parte. Sullo sfondo si intravede l'ultimo colle prima dell'arrivo che ricordo molto bene, ma è mescolato ad un incastro di nebbia e colori indefinibili, non lo si può distinguere.
Il Visentin per ora è così lontano, che da qui mi sembra una formica sul palmo di una mano, e sono solo le 9.00 del mattino, fino a sera manca ancora una vita.
Il momento del primo ristoro finalmente è raggiunto, un pò di solidi per ripartire, bevo il giusto e mi fermo pochi secondi, tanto quanto serva ai ragazzi per ricaricare l'acqua, ed è qui che incontro Lara, rimasta impressionata dal profumo di salmone che mi circonda, e nelle corse lunghe lo mangio sempre.
Lei galoppa così forte che in alcuni tratti devo lasciarla andare, ma il destino ci vuole in squadra nella discesa infinita che porta al passo San Boldo, uno tira l'altra.
Il ristoro più carico per me, avrei mangiato anche le gambe del tavolo e qualche goccia di pioggia intanto inizia a farci visita, ma riparto in breve e Lara non la vedo più.
Chissà forse è già partita ma va bene così, siamo solo a metà del percorso e ci sono molte ore davanti per ritrovarsi, però ho avuto un po' di rammarico non vedendola più al mio fianco.
Temporale, pioggia e grandine di lì a pochi minuti, in un piede davanti all'altro nel fango con il naso a mo di strofinaccio sul sentiero.
Interminabili i secondi trentacinque chilometri, per il timore dei fulmini, sotto le gocce incessanti nel mescolarsi a tuoni e saette, chiunque incontro lungo il sentiero diventa un elemento primario per far gruppo.
Mi trasformo in un ghiacciolo, sulla cresta del Pian dele Femene
Dal dialetto, là vien do a sece roverse , (scende pioggia a secchi rovesci) , non si vede niente di niente e a fatica sento le mani, perdo varie volte anche i bastoncini che quest'oggi sono la mia ancora in salita, ma nei ristori il calore umano non ha eguali, è come essere a casa e mi ricarico ogni volta di più ma il freddo ormai si è impadronito di ogni mio angolo, l'unica è cercare di correre più veloce, ma non sempre risulta così facile e alla portata.
La fame mi divora un centimetro dopo l'altro, su quei tavoli ogni volta c'è così tanto che non ho nemmeno il barlume del "da dove" iniziare, ma più mi fermo più sento freddo, la piova non vuole proprio saperne di diminuire, scende copiosa e pesante, e se ne frega della nostra corsa.
La tenda degli alpini rimane ancorata a terra per miracolo, il vento gelido mi spezza la faccia, mentre ci guardiamo sul chi è più congelato, col viso affaticato e assetato di calore, ma Col Visentin ci vede passar sulla "cima coppi" di questo trail per pochi minuti, niente pause.
È immerso nella nebbia totale stavolta, nessun panorama per noi, e mentre altri decidono di fermarsi io proseguo verso l'ultima strada a scendere.
La prospettiva da quassù è indefinibile, uno squarcio nel cielo regala una bellavista sulla valle sottostante, i laghi blu di Fadalto stanno laggiù.
Come un imbuto col fango fino al collo, nelle pendenze che non concedono niente, cercando solo di non rotolare fino a valle, e con qualche rocambolesca maestria a volte puramente casuale, si rimane in piedi a stento.
Raggiungere il traguardo è lo svuotamento assoluto, e con l'accoglienza degli amici che attendono da molte ore, si completa un'esperienza che determina un calco profondo nella mente.
Ripercorrerendo i chilometri chiaccherando, mi racconto ai curiosi del mio giro anche se, per giorni rimarrà il sapore delle ore trascorse sopra i tasselli gommati, un'altro frammento si unisce agli altri già presenti nello zaino.
Nella pace dei sensi, ritrovo le energie per comporre il mio quadro come a me piace, cercando di essere chi voglio, senz'apparire per ciò che non sono.
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