Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
Geronazzo re del Gran Raid delle Prealpi trevigiane
L’atleta di Solighetto ha staccato uno dopo l’altro i big iscritti alla 50 chilometri
VITTORIO VENETO - Il Gran Raid delle Prealpi trevigiane, svoltosi domenica 23 maggio con un tempo clemente e lungo un tracciato a detta dei partecipanti “molto duro”, si è confermato il regno di Ivan Geronazzo.
L’atleta di Solighetto ha staccato uno dopo l’altro i big iscritti alla 50 chilometri, come l’altoatesino Jimmy Pellegrini, secondo sul podio, considerato tra i runners più forti in circolazione e Fabrizio Puntel, giunto terzo; bello anche il testa a testa con Marco Tramet, giunto quinto al traguardo, che aveva condotto la gara fino a metà percorso. Geronazzo ha concluso in testa con il tempo di 6 ore e 49 secondi, gestendo le energie con grande esperienza e si è confermato il re del Gran Raid delle Prealpi trevigiane.
Molto combattuta la gara dei 25 km maschile vinta da Michele Meridio che ha battuto Marco Piccin e Gianpietro Barattin, giunti nei primi tre posti del podio a distanza di una manciata di secondi.
Sul fronte femminile da segnalare la splendida vittoria di Federica Boifava nella 50 km: l’atleta vicentina era attesa al rientro nelle competizioni ufficiali. Con il tempo di 7 ore 17 minuti e 25 secondi ha staccato Cristiana Follador e Graziana Pè giunte seconda e terza. Cecilia de Filippo si è invece aggiudicata la vittoria della 25 km lasciandosi alle spalle Martina Dal Bosco ed Elisabetta Stocco.
Ecco il racconto sulla pagina FB di Federica Boifava
Andiamo con ordine.
Partenza ignorante a 4:15.
(Penso che siano anni che non tocco quella velocità nemmeno in discesa)
Fortuna che son 2 chilometri prima dell'inizio del salitame...
E finalmente parte la salitona, un petardo, di 1500 metri, crudele e cambogiano (per il clima ma anche per la spietatezza).
Salgo come una fiera assetata di sangue.
In realtà ne ho, cazzo! Vedi che a salire col pargolo in spalla mi sto facendo due gambe così...
(Si...peccato che fin su in Visentin fossero solo 10 chilometri contro i 52 e rotti finali)
E allora scatta la strategia alla "pincia porzel", che non so se la definizione sia usata correttamente, ma mi fa impazzire...e rende bene, benissssssimo la modalità di approccio.
In cosa consiste?
Fatti due conti, ne ho solo per le salite e posso amministrare con finta scioltezza le discese (col passeggino non è che possa andar tanto a cannone giù per i sentieri?).
Ottimo! Galvanizziamoci! È quel che basta! In culo tutto il resto.
La maglia dei Ramones ha già messo i funghi (cotonazzo della peggior specie), tira un vento bestiale che mi cristallizza la guancia e la chiappa destra. Arrivo in Visentin con una squisita scioltezza ma fatico a svitarmi la flask perché mi sembra di avere la sensibilità di Edward Mani di Forbice. A mettere la mascherina, che ho saggiamente tenuto sotto al mento, agganciata alle orecchie per tutta la salita (sono intelligentissima), mi sembra di schiaffarmi in faccia una scorza di cocco tutta squiccicosa.
E mo'?
Giù finché ce n'è! Dai caaaaazzzo, daaaaaiiii!
Eh si...
A 20 rassomigliavo all'Enola Gay...
Buuuuuum!
Ma mai paura, mai! Con la stessa leggerezza del bombardiere sopracitato, mi innalzo lieve tra le nuvole e continuo la mia trasvolata prealpina e, accennando una falcata alla Pirangelo Bertoli, raggiungo miracolosamente Revine Lake.
"Chebbeissimo" mi dico, e quasi quasi riesco a dimenticare che ci spareranno su, ancora, con un positivo che ho preferito non ricordare, sul quale non ho chiesto alcuna informazione.
Insomma, alla fine di un estenuante saliscendi (più sali che scendi), comincia la salita. Guardo il Suunto che mi strilla gaio i suoi 47 chilometri.
Gaudio! Si scende! Si scia nel fango verticale.
Ma la vena è chiusa e mi sento braccata come un cinghiale ferito, molto ferito, e decido di mollare la briglia.
Fortunatamente non mi stampo su qualche roverella, non incidono nessuna pietra coi denti e riesco a piombare sulla "promenade" del lago.
Eccheccazzo, ormai...son 50, diavolo allibratore! Ma non cedo. La mia mente sopravvive ancora ad un corpo ormai buono per il compostaggio. Inguardabile come atleta, mi sciroppo l'ultimo beffardo asfaltino...in leggera salita. Col mio passo di quaglia senz'ali mi porto a 500 metri dall'arrivo.
E finalmente bestemmio.
Con ferocia.
All'arrivo diluvia (in realtà diluvia da un po') e l'acqua mi lava i capelli facendo colare il sale del sudore sugli occhi.
Così mi presento al traguardo:
Occhi iniettati di sangue (il sale...)
Passo biascicato, leggera come una motozappa, con le chiappe talmente basse che quasi mi prendo a calci da sola.
Insomma, portata a casa.
Per ora la gamba tiene.
Mi terrorizza saper di dover far su e giù per le scale con Gregorio in braccio. Bivaccheremo in mezzo...
Quel fare scanzonato,i suoi passagi ai colli al TOR, il modo di prender i trail, un vero missile in discesa...Ho sempre fatto il tifo per lei piu di tutte...Bentornata!
Marco: “Hey! Hai corso 44 km domenica scorsa, ne farai 65 tra 2 settimane. Potresti fare il Gran Raid di 50 km nel mezzo!”
E mi iscrivo… beata innocenza…
Tanto prevedono pioggia, mia moglie sicuro non si incaXXa se non la porto al mare.
Partenza alle 7.30, cielo inspiegabilmente sereno.
Spero che prima o poi piova, sennò chi la sente mia moglie quando torno a casa…
Per regole Covid ci dividono in griglie. Speravo di essere capitato nella griglia delle salsicce, delusione totale quando capisco che sono “griglie di partenza”.
Visto che sto caricando molto in questo periodo decido di prenderla con calma. Devo prenderla con calma.
Sto indietro tra le persone del mio gruppo di partenza, mi lascio superare già dai primi metri. Giriamo attorno a un lago e dopo 2 km comincia la salita, 1600 metri D+ su 6 km. Io lascio passare. All’inizio corrono molto solo i forti e gli stupidi, io in genere appartengo al secondo gruppo… ma non sta volta. Mi trattengo. Mi superano e lascio passare, senza vergogna.
In salita una ragazza mi supera quasi scansandomi, con buon passo. Penso “questa si cuoce tra un km”, e dopo 200 metri si ferma a fianco sentiero ansimando… la supero: ti mancano 50 km… vai piano…
Si sale nel bosco, salita decisamente vivace, cerco di trattenermi anche se un paio li supero visto che vanno pianissimo. Finisce il bosco, la vegetazione attorno a me è solo una distesa d’erba, ci addentriamo in una nuvola densa che non lascia vedere niente. Non vedo nessuno davanti o dietro, si sale ancora. E’ tutto prato attorno, ormai dovremmo essere quasi in cresta. Salendo, pian piano le nuvole si diradano e si esce sopra di loro, al sole. Siamo a 1700 mslm, c’è un po’ di neve nelle insenature delle rocce, i crocus che sbeffeggiano l’ultima neve che si sta sciogliendo. Fa comunque fresco, alzo i manicotti sulle braccia per proteggermi dal freddo.
Corsa in cresta, con il vento che naturalmente soffia contro. Non ricordo di aver mai trovato il vento a favore in montagna…
3 ore e 5 minuti, quasi 11 km, arrivo al primo ristoro assieme al primo della corsa corta, di 25 km. Lui ha fatto la mia stessa strada in un’ora e 35. Gli fanno i complimenti, gli fanno i video, lo applaudiscono. Se qualcuno ha visto quei video, io sono quel collione in parte che dice “bhe, se lui è primo, allora io sono il secondo!”, sorriso sornione sulle labbra…
Si parte in discesa, poi un po’ di sali-scendi in cresta prima della discesa definitiva: all’ultima salita conto quante persone ho davanti, vicine a me… 1,2,3…9,10,11. La vocina nella testa mi dice “potresti superarle tutte in 2 km di discesa”. Ma devo fare il bravo, tiro il freno a mano.
Parte la discesa e supero 1,2,3… 4,5… bastaaaa…. 6… arriviamo finalmente in una boschetta, mi apparto e cambio l’acqua al pesce… ecco spiegata la fretta che avevo! Mi risuperano praticamente tutti e 6. Possibile che in cresta non ci sia un albero ogni tanto per quelli che hanno bisogno…
E riparto, più leggero che mai. Il pensiero che, già dopo 11 km, più di metà dislivello sia andato mette allegria. Un po’ supero, un po’ vado piano. Effettivamente nella prima salita sono andato pianissimo, attorno a me ci sono solo gente con disfunzioni fisiche, gente che cammina con il deambulatore o che calza pedrillas, ovvio che supero facilmente.
Il fatto che abbia trattenuto le energie aiuta, sono veramente fresco e riesco ad andare benone, di solito a questo punto stavo pagando le stupidaggini dei primi km.
Un altro concorrente, mentre lo supero, si improvvisa Gandalf il grigio, urlando a gran voce “Tuuu non puoi passareee!!”, risate e complimenti mentre grugnisco come un balrog.
Arrivo al ristoro dei 19 km senza accorgermi che il tempo passa. Sono a 4 ore e 15. “Birra? Panino?”, mi luccicano gli occhi: e chi si muove più! E la vocina nella testa “noi! noi ci muoviamo!”… vabbè, vocina nella testa… se non capisci le domande retoriche… parto leggero sui saliscendi che sembro Legolas che zompetta per Bosco Atro (niente, mi è entrato in testa il Signore degli Anelli… e chi me lo toglie più).
Familiarizzo con un concorrente, ci siamo superati a vicenda più volte, a momenti parliamo, a momenti ci salutiamo. Magari ci ribecchiamo dopo 30 minuti e riprendiamo il discorso dove l’avevamo lasciato. Prima della gara aveva fatto 10 km e 500D+ per sgranchirsi le gambe: i matti che non ci sono in giro...
Viaggio veramente bene, si vede che il fatto di essermi trattenuto nella prima salita aiuta… Comincio a farmi i viaggi nella mente, mi parte l’illuminazione filosofica che Osho-levati-proprio, un insegnamento di vita che probabilmente da ora in poi non mi abbandonerà mai! Potrei racchiudere l’essenza di questa illuminazione in poche parole: “non fare il coglione!”.
Naturalmente il giorno dopo avrò già registrato la frase per tutelarne il copyright.
Con questa illuminazione procedo sereno e arrivo al ristoro dei 34 km, 2500 D+ fatto. Il caldo nelle ultime due ore si è fatto sentire bene, arrivo al ristoro che ho quasi finito l’acqua.
Siamo 7-8 persone, chi arriva e chi se ne va. Chiedono quando ci sarà il prossimo ristoro, 6 km, ok. Chiedono come sia il sentiero, “due salitine, poi c’è il muro di 1000 D+”… come il muro? Resto un attimo male, sapevo che ci dovevano essere ancora dei mini strappetti, 200-300 metri l’uno al max… dovevano essere 3300 D+ in tutto… riparto dal ristoro che sta cominciando a piovigginare, pensieroso su quello che mi aspetta. Pensieri non neri, ma perlomeno grigi aleggiano nella mia mente.
Mi faccio forza, pensando che sto rallentando perché voglio andare piano, ma non è vero. Tengo il passo ma vedo che ho rallentato. Procedo con calma, mi tiro fuori dalla tasca una busta di sali minerali, movimenti lenti e calcolati, mi preparo una borraccia di sali, ne bevo un sorso. Questa cerimonia dei sali mi da coraggio e mi rincuora. Riprendo a procedere con risolutezza, magari più piano di prima ma sono tornato presente con la testa e la voglia: se ci saranno ancora 1500 metri D+ vorrà dire che farò ancora 1500 metri D+!
E comincia a piovere, in 5 minuti diventa temporale. Metto l’impermeabile sotto una pioggia battente, rigagnoli sotto ai piedi. Se piove poco, si schivano le pozzanghere, se piove molto si cammina tranquillamente nelle pozzanghere. Che fortuna! Un pensiero in meno!
Il mio amico-compagno-di-chiacchiere mi batte la mano sulla spalla, mi dice “ci vediamo dopo” e parte spedito. Non lo vedrò più, nemmeno all’arrivo… sarà andato a farsi un secondo giro di 50 km…
Fango, pantano, ma in salita lo si riesce a gestire. Incredibilmente ho ancora molta energia nelle gambe (la vocina nella mia testa continua a ripetermi “non fare il coglione”, giusto per dire che aveva ragione lei). Il ristoro non arriva mai. Familiarizzo più o meno con una coppia sui 30. Più o meno perché ovviamente non è educato parlare con una ragazza con il moroso vicino. Parlo solo con lui, evitando di venire picchiato a morte.
La pioggia cala, fino a passare, 2 ore di temporale e passa la paura. Il fango comunque c’è.
Discesa blanda, corro, sul sentiero si scivola, sull’erba del bordo ci si inciampa, non so dove trovare il sostegno per il piede, e arriva inguaribile la vocina della mia testa “troverai sostegno nella preghiera”…
Grazie, ho capito. Sto messo male. Questa vocina… si facesse li cazzi sua…
Un paio di scivoloni, per fortuna (o per grazia ricevuta) non mi faccio male.
E arriviamo al ristoro. 34 km+ 6km= ovviamente 46km , perché non ci si deve mai fidare di quello che ti dicono ai ristori. Non sanno cosa c’è oltre al loro tavolo del ristoro, sono già bravi a essere lì a prendere la pioggia per noi, se vogliamo info sul percorso dovevamo studiarcele a casa.
Arriva la coppietta, la ragazza chiede al ristoro: “quanto manca?”, risposta “5km tutta discesa”. Signora del ristoro, guardi che se mente deve portarla al traguardo in spalla… “confermo, 5km tutta discesa”.
E invece?
Invece no!
Parto, con la coppietta dietro a me.
2 km di saliscendi vivaci, mi lascio passare dai due e li seguo a ruota. Mi faccio guidare e tenere il passo. Per fortuna che ci sono loro, sennò adesso camminerei. Comincio a sentire la stanca.
Fine dei saliscendi, parte la discesa. Ci buttiamo a bomba, superiamo 3 concorrenti e poi lascio i due indietro. Ultimi 2 km.
E invece no!
Si fa il giro contrario del lago, altri 4 km, ancora qualche ministrappetto, niente di che ma adesso queste salitine non sono corribili. Prima mi raggiunge il ragazzo, poi all’ultimo km mi raggiunge la ragazza, facciamo gli ultimi 1000 metri assieme e negli ultimi due metri freno per farla passare davanti per galanteria. Era partita 2 minuti dopo di me, quindi mi ha dato 2 minuti e 1 secondo, galanteria inutile ma mi ha dato comunque soddisfazione.
Volevo farla in 11 ore e mezza, l’ho fatta in 10 ore e 18. Ho corso troppo. Devo imparare a dosarmi…
Per quieto vivere, avviso mia moglie che ha piovuto, non si sa mai (il mio tessssoroo).
Ho già fatto 15 km e 1000 D+.
Ma non è giornata.
Negli ultimi 5 km sto procedendo decisamente lento, sto vagliando mentalmente tutti i vari motivi validi per cui ci si può ritirare, cercandone uno valido a cui aggrapparmi.
Scivolo stupidamente cadendo, culo a terra.
Sbaglio strada e torno indietro a cercare le balise.
Sono solo a 3 ore di corsa. Ne ho davanti ancora altre 10-12 …
Mi lascio superare.
Voglio ritirarmi. Motivi validi ce ne sono, magari uno solo non sarebbe sufficiente, per fortuna l’elenco è bello lungo.
Arrivo al ristoro dei 18 km. Mangio qualcosa, adesso sarebbe facile farsi riportare alla partenza. Ma potrei anche tornare a piedi.
Qualche parola di supporto dai volontari e riparto in gara un po’ più sereno.
Dopo 1 km vedo di nuovo nero.
Un’idea comincia a delinearsi nella mia mente: in fondo questa gara serve solo per incamerare km e D+. Mi ripropongo di arrivare in cima e poi mi ritiro. Così la coscienza è a posto, l’allenamento è fatto e io sono contento.
Ma il carro dei perdenti è sempre amaro, avanzo ancora un po’, dai…
Macchecazz…
Oggi potevo proprio stare a dormire…
Partito da casa per tempo alle 4.15, il navigatore non mi ha segnato che un tratto d’autostrada era chiuso e mi sono ritrovato a dover fare un giro più lungo… RICALCOLO… e segna che sarei arrivato alla partenza alle 6.06, la gara cominciava alle 6.00… invento qualche escamotage, taglio per strade che il navigatore non conosce e mi confronto con Google maps, premo sull’acceleratore e arrivo in tempo per ritirare il pettorale e buttarmi nella calca alla partenza con le gambe piene di acido lattico dal nervoso. Non mi godo il conto alla rovescia, che di solito mi riempie di gioia.
Adesso sono a 1400 D+ fatti. Mi siedo su una roccia. Chiamo Michela a casa: oggi non va. “Vabbè, dai, vieni a casa…”
Ora… le ho fatto un corso… le ho spiegato che quando chiamo per dire che mi ritiro lei deve motivarmi, deve dirmi che sono un cogl.ne se penso di ritirarmi, che in fondo sto facendo quello che mi piace. Niente, “vieni a casa, va bene così” … Scherzo un po’ con lei, ma il groppo in gola c’è…
Riaggancio.
Fanculo, continuo.
Fa caldo.
Obiettivo primario arrivare in cima, dovrei fare ancora 10 km e 1500 D+.
Poi vediamo.
A 23 km sono praticamente in cima, memore della gara dell’anno scorso adesso si gira a SX e si segue la cresta. Invece la gara gira a DX. Ma dai… ero quasi arrivato al punto di ritiro… bon, tanto io voglio ritirarmi, taglio qui. Ma sono anche quasi senza acqua, magari c’è un punto di rifornimento aggiunto. Va bene, seguo il tracciato.
E per fortuna: a 24 km c’è una tanicona d’acqua per gli assetati. Bevo, riempio le borracce e riparto. Fa tanto caldo.
30 km e 3000 D+, arrivo al Ristoro, ormai è deciso: da qui cambierò percorso e seguirò il tracciato della gara di 23 km per tornare a valle.
Mangio, bevo, metto il pettorale nello zaino e parto.
Un volontario però mi ha visto e mi richiama all’ordine. La mia gara svolta a DX.
No, guarda mi ritiro.
“Questo non è un punto di ritiro, devi proseguire di là”
Vabbè, ti do il pettorale, non è giornata, vado per conto mio alla partenza
“Non puoi ritirarti qui, non puoi cambiare percorso.”
E cosa dovrei fare…
“Puoi sederti, tra 2 ore qui la gara chiude e ti portiamo giù noi”
(scena durata 20 minuti, toni comunque sempre calmi… faccio un riassunto…)
Ma io non aspetto 2 ore, piuttosto continuo, sto bene, e qui non posso nemmeno ritirarmi. Ho quasi 5 ore per arrivare al prossimo check-point e con i tempi ci sto dentro tranquillamente.
“vabbè, ma continui sul tuo percorso”
Certo.
Parto incacchioso… siamo al limite del sequestro di persona…
Ma dopo 5 minuti mi rendo nuovamente conto che non ho proprio voglia…
Mi giro e valuto la situazione: il ristoro è in cima, avvolto dalle nuvole, posso tagliare la montagna, tra le ortiche… superare la cresta e lanciarmi in discesa verso la zona partenza…
Sono un povero minchione stanco, che per andare a casa deve nascondersi da un volontario forse troppo ligio ad un regolamento che magari ha letto troppo velocemente.
Còri-còri-còri, taglio la montagna trasversalmente, mi nascondo dietro uno sperone, aspetto, ascolto, nessuno mi sta urlando dietro. Mi accuccio, tolgo lo zaino con fare circospetto, tolgo il pettorale, lo infilo dentro lo zaino. Rimetto lo zaino. Sembra che nessuno mi abbia notato.
Mi alzo, sempre testa bassa e mi butto in discesa, ormai sono lontano da sguardi indiscreti.
Raggiungo uno della 23km e gli chiedo che percorso prevede la sua gara. “su di qua, giù di là”. Bello, bravo. In bocca al lupo.
Tiro fuori il cellulare, con un’app elaboro un percorso “0 D+”. E corro in discesa, mi sento libero, respiro.
Ma tu guarda quel tipo che voleva farmi fare ancora 35 km…
Mi sono sentito veramente soffocare, ma adesso sto bene.
Trotterello.
Arrivo davanti un altro gruppo di volontari, che sbracciano e mi dicono che devo girare a DX e non procedere dritto sull’asfalto. Li guardo con gli occhi sbarrati, annaspo, ma mi rendo conto che non possono sapere che sono iscritto alla gara: faccio un gesto con le mani per fargli vedere che non ho nessun pettorale, indicando la zona inguinale… il gesto è simile ad un SUKA (non voluto, però…) mi chiedono scusa e io trotterello libero e felice.
Dubbio atroce: tra poco più di 4 ore arriverà la scopa al prossimo check point e scopriranno che non ci sono… E se partono le ricerche? Mando un SMS all’organizzazione. Scrivo espressamente che li sollevo da qualsiasi responsabilità (quello conta, in fin dei conti).
Ricorderò quei 12 km in discesa come uno dei momenti più sereni della mia vita.
All’arrivo qualcuno mi fa i complimenti, io dico che non me li merito per aver finito la gara. Ma me li prendo e li tengo stretti comunque. 42km e 3001 D+ (1 metro di dislivello alla fine ho dovuto farlo… mannaggia).