fele ha scritto:Continua a sfuggirmi qualcosa... Perché usare RPE e non %diFCMax?
E' per via che anche la stessa %diFCMax puoi non percepirla sempre uguale?
Perdonate, ma voglio essere sicuro di aver capito

Non è che DEVI usare il RPE. E un suggerimento. Perché? Ecco la spiegazione di Koop.
"#2 Use Rate of Perceived Exertion, forget pace and heart rate.
When you learn to run by rate of perceived exertion, you are practicing to become more in tune with your body. The more in tune you are with your daily effort, the better (and more automatically) you can manage effort on race day. Why is this important? It’s important because thinking costs energy. If you have to constantly think and evaluate: ‘Am I running the right pace (runner looks down at watch)’, ‘Am I in the right heart rate zone (runner looks down at watch)’, then you are wasting energy. There is a reason rabbits are so lauded on the international marathon scene, particularly when course, national and world records are at a premium.
Rabbits allow the athletes gunning for records to go on autopilot, focusing all of their energy on the effort and simple task of running. Learn to run by effort. You will be more in tune with your body and ultimately become a better runner."
Ecco la traduzione - fatto con Google Translate che poi ho cercato di correggere
Quando impari a correre secondo la frequenza dello sforzo percepito, ti stai esercitando per diventare più in sintonia con il tuo corpo. Quanto più sei in sintonia con lo sforzo quotidiano, tanto meglio (e in modo più automatico) puoi gestire lo sforzo durante il giorno della gara. Perché questo è importante? È importante perché il pensiero costa energia. Se devi costantemente pensare e valutare: "Sto correndo il ritmo giusto (il corridore guarda l'orologio)", "Sono nella giusta zona di frequenza cardiaca (il corridore guarda l'orologio)", quindi stai sprecando energia. C'è un motivo per cui i "pacer" sono così lodati nella scena della maratona internazionale, in particolare quando record del percorso, nazionali e mondiali sono in ballo.
I "pacer" permettono agli atleti che corrono per i record di andare con il pilota automatico, concentrando tutte le loro energie sullo sforzo e sul semplice compito di correre. Impara a correre dallo con lo sforzo percepito. Sarai più in sintonia con il tuo corpo e alla fine diventerai un corridore migliore."
Anch'io penso che è importante entrare in sintonia con il proprio corpo. Essere in grado, senza guardare l'orologio, di sapere a che intensità stai correndo in modo istintivo. Non devi continuamente guardare l'orologio per controllare se stai rispettando i parametri. Poi il problema in gara è che si tende a non guardare molto spesso l'orologio, quindi se non sei in sintonia con il tuo corpo non hai molto idea dell'intensità che stai esprimendo (considerando anche l'adrenalina della gara, i continui saliscendi ecc.).
Non è facile. Con i miei atleti utilizzo una schema individualizzato dove da una parte c'è il RPE e la descrizione delle sensazioni che dovrebbero sentire, e dall'altra, altro una indicazione della frequenza cardiaca al quale quel livello di intensità dovrebbe corrispondere. In questo modo possono imparare e fare paragoni durante i vari allenamenti.
Il calcolo della frequenza cardiaca per ogni zona è determinato, invece che con un semplice % della FCmax, con il formula di Karvonen (però usando la FCmax vera e non quello ipotetica come faceva Karvonen). Questa formula prende anche in considerazione la frequenza cardiaca a riposo. Una cosa è avere una FCmax di 180 e una FCriposo di 40. Altra cosa avere una FCmax di 180 e una FCriposo di 60. Non cambia tantissimo ma quei 5/6 battiti per esempio nella zona aerobica (Zona 2, RPE 3/4) possono fare la differenza.